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venerdì 15 marzo 2024

Interpretazioni e pratiche alternative del digiuno di Ramaḍān

 Non molti sanno che non tutti i musulmani digiunano durante il mese lunare di Ramaḍān. O meglio, non tutti i musulmani intendono allo stesso modo il digiuno (nel Corano indicato coi gli infiniti sostantivati ṣiyām e ṣawm o col verbo ṣāma). E che, oltre a questo, non c'è un solo modo di praticarlo anche per coloro che si attengono alle dottrine maggioritarie.

 Fra chi si discosta dalla pratica comunemente nota (astenersi dal mangiare e dal bere durante il giorno) ci sono gli aderenti a branche minoritarie ma tradizionali dello sciismo, come l'alevismo, alcuni tipi di ismailismo, il bektashismo e l'alawismo, o a correnti interne al sunnismo, come certe declinazioni antinomiste del sufismo, per arrivare al moderno coranismo, dove le interpretazioni e le tradizioni sedimentatesi nei secoli hanno poco o nessun peso.

 Sostanzialmente le versioni alternative mettono l'accento sull'aspetto spirituale del digiuno, presente anche nella pratica maggioritaria che però tiene in pari conto quello fisico, e in cui le motivazioni si basano in genere su letture di alcuni passaggi del Corano diverse rispetto a quelle più comuni. La maggior parte dei musulmani fonda la propria pratica sugli stessi, associati alle raccolte di aḥādīth e alle tradizioni consolidate, e difficilmente converrebbe su possibilità altre rispetto a quella predominante. Vediamo invece perché, ferma restando la legittimità delle interpretazioni e della pratica maggioritarie, anche le interpretazioni e le pratiche alternative sono non solo legittime ma plausibili.

 Premessa: i sostantivi generalmente intesi/tradotti come 'digiuno' e il verbo inteso/tradotto come 'digiunare' vengono tutti dalla radice ṣ-w-m (in arabo ص-و-م‎), e possono intendersi/tradursi anche solo come 'astensione/astenersi'. Si preferirà questa resa (meno comune ma comunque letterale) per spiegare i concetti. 

 Il primo passaggio importante è quello che istituisce la pratica generale. 

"È nel mese di Ramaḍān che [per primo] abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli Uomini, prova di retta direzione e distinzione. Chi di voi lo testimoni si astenga".¹

 Quindi ci si astiene da qualcosa per testimoniare la Rivelazione. Qual è il nesso? Per i musulmani è generalmente scontato: si chiede di dare una testimonianza a Dio, al mondo e a se stessi, attraverso un processo di purificazione corporale e spirituale. Ammessa e non concessa questa funzione, c'è anche una logica precisa dietro l'associazione fra Rivelazione e astensione? Sì, c'è: viene chiesto di far spazio alla Rivelazione, più del normale, per testimoniarne l'importanza.

 Il passaggio chiave che spiega questo rapporto vede protagonisti - per taluni sorprendentemente - Maryam (Maria) e 'Īsā (Gesù), nel momento del concepimento miracoloso di quest’ultimo che è anche l'inizio della sua missione profetica. Qua diventa evidente come in questo contesto la radice ṣ-w-m, la cui derivazione specifica ṣawm viene stavolta intesa dagli esegeti col concetto di "voto di silenzio" (e qui resa come 'astensione'), possa significare esattamente l'astenersi da qualsiasi cosa non sia la Rivelazione.

"[Maria] lo concepì, e in quello stato si ritirò in un luogo lontano.

I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: «Povera me! Fossi morta prima di tutto ciò e fossi già del tutto dimenticata!».

Fu chiamata dal basso: «Non ti affliggere, perché il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi; scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi. Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, di’: “Ho promesso un'astensione al Compassionevole e oggi non parlerò a nessuno”».

Tornò dai suoi portando [il bambino]. Dissero: «O Maria, hai commesso un abominio! O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio né tua madre una libertina».

Maria indicò loro [il bambino]. Dissero: «Come potremmo parlare con un infante nella culla?».

[Ma Gesù] disse: «In verità sono un servo di Dio. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l’orazione e la decima finché avrò vita, e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né agitato né ignavo. Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita».

Questo è Gesù, figlio di Maria, parola di verità della quale essi dubitano".²

 Maria dunque non parla, lo lascia fare a un Gesù bambino sovrannaturale che rappresenta la parola divina a lui assegnata, cioè la Rivelazione tutta. Si astiene quindi dal mettere del suo, digiuna da sé, e dal mondo, facendo spazio alla "parola di verità". Allo stesso modo, durante il mese di Ramaḍān viene chiesto al musulmano di rafforzare la sua attenzione e la sua adesione alla rivelazione coranica. Interessante fra l'altro notare che, a fronte delle nove volte che compare nel Corano il termine ṣiyām, questa è l'unica in cui viene impiegato il sinonimo ṣawm, con cui viene più comunemente e specificatamente indicato il digiuno di Ramaḍān.

 Possiamo adesso introdurre in questa sequenza il versetto in assoluto il più importante nel determinare la pratica del digiuno fisico, e l'unico che la giustifichi. Si vedrà, con questa resa estremamente letterale, come l'immagine impiegata dal Corano (il filo bianco e il filo nero) sia molto particolare, e infatti non manca chi, specialmente fra i coranisti, arriva a mettere in dubbio tout court che si stia parlando di luce e buio. Senza addentrarci nelle interpretazioni più ardite, andiamo a vagliare cosa si possa leggere di diverso da quelle più comuni.

"Vi è permesso, nelle notti dell'astensione, accostarvi alle vostre donne; esse sono per voi una veste, e voi siete una veste per loro. Dio sa come ingannavate voi stessi, così ha accettato il vostro pentimento e vi ha perdonati. Frequentatele, dunque, e cercate [pure] ciò che Dio vi ha concesso. E mangiate e bevete fin quando diventeranno distinti il filo bianco dal filo nero, all'alba; quindi astenetevi [di nuovo] fino a sera. Ma non frequentatele [neanche di notte] quando siete in ritiro nelle moschee. Ecco i limiti di Dio, non vi avvicinate! Così Dio spiega agli Uomini i Suoi segni, affinché siano timorati".³

 Notare che il passaggio sul mangiare e il bere è all'interno di un passo che sostanzialmente concede agli uomini in raccoglimento di fare delle pause e stare insieme alle proprie consorti. Sembra quasi un'intromissione, un'interferenza, perché il versetto inizia e finisce con questo tema. Ma, se aggiungessimo nella traduzione una piccola spiegazione, si potrebbe riscontrare una coerenza inaspettata: " E [durante lo stare insieme] mangiate e bevete [pure] fin quando diventeranno distinti il filo bianco dal filo nero, all'alba". In questo caso il focus sarebbe sullo stare (o il non stare) insieme, non sul mangiare e il bere, o il non farlo: si starebbe dicendo che il mese di Ramaḍān è sì dedicato esclusivamente alla Rivelazione, ma durante la notte è concessa l'intimità, e volendo un minimo di festività cioè di "profanità", nel momento del ricongiungimento famigliare. A patto però di non trovarsi in ritiro anche durante la notte. Poi il giorno dopo dovrebbe ricominciare la dedizione totale, che implica un certo isolamento come isolato era Maometto quando ricevette il primo messaggio nella caverna sul monte Ḥirā'.

 A questo proposito esiste un importante ḥadīth che, pur senza considerarlo normativo come il Corano, vale la pena riportare. Compreso nella raccolta più autorevole in assoluto, quella prodotta nel IX secolo dal persiano al-Bukhārī, racconta che la moglie di Maometto 'Ā'isha bint Abī Bakr avrebbe appreso dal Profeta in persona che la prima rivelazione avvenne in questo modo:

[Maometto] prese amore per la solitudine. Si isolava in una grotta sul monte Ḥirā', e vi si dedicava alla devozione, cioè all'adorazione, per molte notti, prima di tornare in famiglia. Perciò si riforniva di provviste, poi tornava da Khadīja e di nuovo si riforniva, finché giunse la Verità.⁴

 Questo racconto, se preso per veritiero, dovrebbe suggerire proprio che, per testimoniare l'inizio della Rivelazione come da ingiunzione coranica, e a imitazione dell'agire di Maometto come sostiene di fare chiunque segua la Sunna, ci si dovrebbe isolare periodicamente fino al successivo ricongiungimento. E così via per tutto il mese sacro. Ma si parla anche di provviste utili a trascorrere il periodo di isolamento, che, sempre stando all'ingiunzione coranica, sarebbe durante il giorno. Quindi, fra le astensioni, rimarrebbe solo quella dalla socialità. Va detto che la Sunna ha, come detto, una valenza relativa, teoricamente secondaria anche secondo la tradizione islamica, e che, essendo fondata su una letteratura sterminata, può generare direttive anche molto contrastanti fra loro, dunque si è riportato questo ḥadīth più che altro come esempio della possibilità di desumere pratiche alternative anche da essa, a seconda dei racconti presi in esame.

 Tornando al Corano, un altro versetto significativo stabilisce la licenza per chi è momentaneamente impossibilitato, come i malati o i viandanti, e la possibilità di una pratica espiatoria (fidyah) per chi è impossibilitato a tempo indeterminato. 

"Chi di voi fosse malato oppure in viaggio, [lo faccia] in altri giorni. E per coloro che [difficilmente] lo sopporterebbero c'è un riscatto: sfamare un indigente. E chi farà ancora di più, buon per lui. Però sarebbe meglio per voi che digiunaste, se [lo] capite".⁵

 Ciò determina che anche chi non nega la pratica maggioritaria possa, per attenersi alle indicazioni coraniche secondo l'interpretazione tradizionale, praticare il digiuno spirituale sulla propria persona e quello fisico sui propri beni e il proprio tempo, trattandosi evidentemente di atti di beneficenza. Ma determina anche il fatto che, nelle interpretazioni alternative, l'astensione mentale/spirituale possa essere ritenuta superiore, e non parificata, a qualunque pratica fisica. La parificazione nell'islam mainstream è, in realtà, eminentemente teorica, perché sembra prevalere l'attenzione sull'aspetto fisico, materiale, ma soprattutto sociale, della pratica. Prova ne è il fatto che, per via dello stigma che ne deriverebbe, raramente lo strumento della fidyah viene messo in pratica dalle persone che pur ne avrebbero diritto. Oppure, viene praticato da persone che ufficialmente stanno comunque digiunando, come fosse un atto pio suppletivo.

 Va comunque ribadito ulteriormente che l'aspetto spirituale del digiuno è ben presente anche nelle prassi derivanti dalle interpretazioni maggioritarie, e che quello fisico (l'astrarsi carnalmente dal mondo contingente, la dunyā, che spesso il Corano subordina alla ākhirah, la vita eterna) non dovrebbe comunque mancare, per coerenza, anche in quelle alternative. Ma come dimostrato è perfettamente legittimo - tanto più nell'era digitale in cui siamo sommersi di input e aumenta la necessità di smaltire le scorie accumulatesi nella mente, ancor prima che nell'anima - mettere l'accento sulla lettura e la meditazione più assidue del Corano, l'austerità e il rifuggire qualunque frivolezza, il correggere abitudini sconvenienti, il dedicare tutto se stessi a Dio, piuttosto che su una pratica di mortificazione fisica quando non una semplice inversione del giorno con la notte. Nella quale, non di rado, la seconda finisce per divenire occasione per eccessi, di gola e non solo, che sono quanto di più lontano ci possa essere da una testimonianza di fede nel messaggio coranico. Una delle sue direttive fondamentali è infatti la wasaṭiyya (moderazione, modestia, morigeratezza), chiamata in causa proprio come applicazione e dimostrazione pratica del suo contenuto:

"Abbiamo fatto di voi una comunità morigerata, affinché foste una testimonianza davanti all'Umanità così come il Profeta lo è per voi".⁶

 Ciò che deve infine emergere da questa breve disamina, brevissima tenendo conto dell'importanza che il tema riveste nell'islam odierno dove è considerato uno dei pilastri della fede, è che, se è vero che fare ṣiyām/ṣawm è un'ingiunzione coranica, durante il mese di Ramaḍān e non solo, la messa in pratica di questo comandamento è determinata fondamentalmente dalla sua interpretazione, dall'ulteriore apporto o dall'esclusione della Sunna, e dall'attenersi o meno alle tradizioni affermatesi nei secoli. È riscontrabile in ciò un parallelismo con quel che è successo nel giudaismo, il che ci porta a concludere con una citazione biblica passando ancora per il Corano. Il versetto precedente a quello che istituisce la pratica dichiara:

"O voi che credete, vi è stata prescritta l'astensione così come era stata prescritta a coloro che [sono venuti] prima di voi, affinché foste timorati".⁷

 Il riferimento sembra essere alle precedenti religioni abramitiche, dove in effetti il digiuno era già praticato. Ora, andando a sondare la Bibbia, il passo più vicino ad un'ingiunzione divina pertinente il digiuno è il seguente:

Questa sarà per voi una legge perenne: nel settimo mese, nel decimo giorno del mese, vi umilierete, vi asterrete da qualsiasi lavoro, sia colui che è nativo del paese, sia il forestiero che soggiorna in mezzo a voi. Poiché in quel giorno si compirà il rito espiatorio per voi, al fine di purificarvi; voi sarete purificati da tutti i vostri peccati, davanti al Signore.⁸

 Come evidente, non è riscontrabile un vero e proprio comandamento esplicito a digiunare, ed è stata piuttosto la tradizione ebraica a interpretare in questo senso il passo. Ciò al netto del fatto che l'attendibilità dei resoconti biblici è parificabile a quella degli aḥādīth, non avendo noi a disposizione un originale su cui esaminare minuziosamente (come è invece possibile fare col Corano di cui abbiamo l'originale) ogni singola parola. Nessuno può dire con certezza cosa si intendesse, come fosse l'originale, di quel 'umiliarsi', 'astenersi', 'purificarsi'. Quel che è certo è che dall'interpretazione di codici rapportabili a quelli in nostro possesso, o già a partire da altri andati perduti, si è poi sviluppata la festività dello Yom Kippur, alta solennità ebraica chiamata dai sefarditi "Digiuno Bianco", e la pratica di digiunare anche in altre evenienze catalogate e descritte nel trattato Ta'anit (fissato non prima del II secolo d.C, verosimilmente nel V-VI come i canoni talmudici). Essendo queste pratiche in uso prima della rivelazione coranica, anche presso i cristiani, è quindi possibile fare due ipotesi: l'interpretazione dell'astensione come digiuno potrebbe essere stata influenzata dalle usanze delle "Genti del Libro" (così sono definiti nell'islam, con ovvia allusione alla Bibbia, i precedenti monoteismi rivelati) oppure l'interpretazione dell'astensione come digiuno potrebbe aver seguito lo stesso processo, in parallelo ma senza influenza diretta.

 Stabilire quale delle ipotesi sia più corretta esula però dal fine di questa analisi, il cui scopo principale rimane quello di illustrare il tema indicato nel titolo. Con questo colgo l'occasione per chiudere augurando un fruttuoso periodo di astensioni a tutti coloro che si accingono a praticarle. In qualunque modo decidano di farlo. Durante Ramaḍān e oltre.

¹ Corano 2:185.

² Corano 19:22-34.

³ Corano 2:187.

⁴ Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, Il principio della Rivelazione, sulla base della traduzione di V. Vacca in Detti e fatti del profeta dell'Islām, UTET, 2009.

⁵  Corano 2:184.

⁶ Corano 2:143.

⁷ Corano 2:183.

⁸ Bibbia CEI 1974, Lv 16:29-30.  

mercoledì 28 febbraio 2024

La Guida

 Nel mio manuale¹ ho riportato, fra le varie cose, alcune nuove rilevazioni matematiche sul testo coranico. Una delle più significative è la formula sulla relatività spazio-temporale²: i calcoli si basano su alcune cifre riportate nel Corano e sulla convenzione dei secondi in uso dai tempi dei sumero-babilonesi (86'400 in un giorno).

 I numeri che fornisce il Corano sono:

- 50'000 dei nostri anni, che vengono comparati a un "giorno" (yawm) di ascesa nei cieli da parte degli angeli (malā'ika) e dello Spirito (rūḥ)³;

- la tempistica associata alla cosiddetta Notte del Destino (Laylat al-Qadr), ovvero il simbolo del tempo in cui gli angeli e lo Spirito, qualunque cosa essi siano, inversamente discendono sulla Terra per fissare la Rivelazione, e che viene enigmaticamente descritto come "migliore di 1'000 mesi"⁴;

- 12 mesi lunari, a cui si dice di non aggiungere intercalazioni.

 I calcoli proseguono trovando che un "secondo angelico" corrisponde a 17'700'000 dei nostri. Aggiungendo quindi il dato di 354 giorni per anno lunare standard (12 mesi × 29,5 giorni che è la media esatta) e dividendo i "nostri secondi" per questa cifra si torna al 50'000 di partenza. Una qualunque cifra diversa nel computo non avrebbe portato allo stesso risultato, cosa che mi fa ritenere non casuali i numeri messi a disposizione dal Corano. Tanto più che sono riferiti entrambi a delle comparazioni e per giunta perfettamente speculari (una riguardo al giorno di ascesa di malā'ika e rūḥ e l'altra alla notte di discesa, sempre di malā'ika e rūḥ).

 Tutto ciò è riportato nel mio manuale, insieme ad altre rilevazioni che si aggiungono a quelle già fatte da altri ricercatori. Ma la cifra su cui pongo l'attenzione qui è la prima che si ottiene con la proporzione suggerita: il tempo associato alla Notte del Destino, ovvero alla Rivelazione, risulta essere di 144 secondi "angelici". 

Estratto dal manuale, punto 2.5.9. Vi presento, in una forma romanzata che fa eccezione al resto del testo, come ho scoperto la formula.

 Ritroviamo questo numero, che di per sé ha già delle caratteristiche interessanti (è il quadrato di 12), nello stesso testo coranico: da una parte 144 è il numero di volte che compare, al singolare, duale e plurale, la parola Jannat, quella più usata per indicare il Paradiso, e dall'altra si ripete anch'esso 144 volte⁵ il verbo hadā (هدى), guidare. Con tempi e persone diverse, ma esattamente 144 volte. La "guida verso il Paradiso" ha quindi questa cifra impressa nelle sue ripetizioni.

 Ora, cosa fa questa cifra nella formula se non guidare alla sua risoluzione? E cosa fa quest'ultima se non avvalorare la discesa dal cielo in Terra della Rivelazione, che a sua volta afferma di guidare il lettore dalla Terra in cielo? Anche solo figurativamente, suggerendo che questi numeri, incastri e ripetizioni, e tutti gli altri presenti nel Corano, non sono casuali ma forniscono delle chiavi di lettura del testo. Oltretutto il suddetto verbo hadā è posizionato in tre punti non trascurabili: 1 - nella prima sura, dopo una lode a Dio d'introduzione, costituisce la prima richiesta che viene fatta dai fedeli ("Guidaci sulla Retta Via", ovvero verso il Paradiso), ed è quindi la prima in assoluto di tutto il Corano; 2 - l'ultima volta che compare è nella sura 93, che è anche l'ultima di una serie di sure che si aprono chiamando in causa specularmente il giorno e la notte, qui nello specifico nel momento in cui diventano pieni ("Per la luce del mattino / Per l'oscurità quando si addensa"); 3 - è presente proprio nel passaggio che ha suggerito e conferma la presenza dei rapporti numerici, a partire dal più evidente ovvero quello basato sul 19, e anche qui si parla di angeli.

Estratto dal manuale con i versetti 30 e 31 della sura 74. Il secondo versetto si chiude con un'affermazione che ho omesso per dare risalto alla questione dei codici, ma che qui mi pare pertinente: "Non conosce le schiere del tuo Signore altri che Lui, e questa [metafora] non è altro che un monito per l'Uomo". 

 Questa rilevazione, che ritengo un'ulteriore conferma sulla decriptazione della formula, si aggiunge alle considerazioni già fatte e alle altre rilevazioni prodotte da quando si è potuto immettere il testo coranico in un calcolatore elettronico⁶. Ma, come sempre, chi vuole pensare che sia tutto frutto del caso continui a pensarlo, chi immagina che nel VII secolo fosse possibile porre in essere tutti questi incastri matematico-linguistici anche, e chi reputa tutto questo un "miracolo" pure. Io non penso né che sia un caso, né che ci fosse qualche sconosciuto gruppo di maghi all'opera, né che sia un "miracolo", bensì che potrebbe trattarsi di pura e semplice scienza. Dando credito all'unica fonte che può darci delle indicazioni attendibili in merito, ovvero lo stesso Corano, saremmo di fronte ad una scienza non solo più avanzata di quella del VII secolo, quando questo testo fu assemblato da non sappiamo ancora bene chi, ma anche di quella del tempo presente.

¹ https://www.alqalam.it/alessiopinna/libri/manuale.html

² https://www.academia.edu/103468422/OOPart_coranici_ed_esointervento

³ Corano 70:4.

⁴ Corano 97.

⁵ https://corpus.quran.com/qurandictionary.jsp?q=hdy

⁶ https://www.masjidtucson.org/quran/miracle/

sabato 30 dicembre 2023

Citazioni bibliche rilevanti in merito alla comparazione col Corano

11Se vedrai tra i prigionieri una donna bella d'aspetto e ti sentirai legato a lei tanto da volerla prendere in moglie, te la condurrai a casa. 12Essa si raderà il capo, si taglierà le unghie, 13si leverà la veste che portava quando fu presa, dimorerà in casa tua e piangerà suo padre e sua madre per un mese intero; dopo, potrai accostarti a lei e comportarti da marito verso di lei e sarà tua moglie. 14Se in seguito non ti sentissi più di amarla, la lascerai andare a suo piacere, ma non potrai assolutamente venderla per denaro né trattarla come una schiava, per il fatto che tu l'hai disonorata. (Deuteronomio 21)

8Ridurrò questa città a una desolazione e a oggetto di scherno; quanti le passeranno vicino resteranno stupiti e fischieranno davanti a tutte le sue ferite. 9Farò loro mangiare la carne dei figli e la carne delle figlie; si divoreranno tra di loro durante l'assedio e l'angoscia in cui li stringeranno i nemici e quanti attentano alla loro vita. (Geremia 19)

1Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. 2Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi. 3Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina secondo la pietà, 4costui è accecato dall'orgoglio, non comprende nulla ed è preso dalla febbre di cavilli e di questioni oziose. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, 5i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la pietà come fonte di guadagno. (1Timoteo 6)


martedì 17 ottobre 2023

Contro la coranofobia

Dati gli eventi recenti, in questi giorni assisteremo alla solita ondata di islamofobia ed arabofobia. Non mi soffermerò qui sui soliti copioni che si accompagnano agli scenari geopolitici, su cui ci sarebbe da discutere a partire dalla domanda cui prodest, a chi giovano. In quanto studioso del Corano, e primariamente contro la coranofobia, voglio solo elencare delle linee guida per porsi rispetto alle forze oscure (e oscurantiste) che vorrebbero fare del Corano un libro proibito, da non leggere e porre all'indice.

1. Il Corano è una cosa, la tradizione islamica un'altra.
2. Come tutte le culture, quella islamica ha le sue tante anime e le sue devianze. Queste sono sempre in qualche modo collegate al seguire pedissequamente la Sunna, corpus di testi diversi dal Corano, e alla sua applicazione decontestualizzata. Ciò non deve inficiare l'utilità della Sunna, ma stabilire che in questo rapporto causa-effetto la prima è data dal come ci si pone rispetto ad essa.
3. Chi studia il Corano, e specialmente chi vi ricerca qualcosa di universale, non deve per forza riconoscersi in una delle forme tradizionali dell'islam codificate.
4. L'islam tradizionale, che io definisco tecnicamente esclusivista o "a contenitore", ha una forma diversa da quello moderno, che assume sempre più la funzione di "polo d'attrazione", e ancor più da quella della rete, che secondo i miei calcoli* è contemporaneamente la forma di islam in nuce nel Corano e quella definitiva.
5. Per tutta una serie di fattori, i media e le istituzioni occidentali tendono a porre l'attenzione sulle forme deviate dell'islam tradizionale. Ciò non toglie il fatto che tali siano, e che l'islam tradizionale sia in sé una forma da superare tanto quanto quello moderno, come non toglie il fatto che per rimanere obiettivi occorra neutralizzare tutte queste influenze.
6. La missione ultima del Corano è la Pace: interiore, sociale, globale e universale. Comunque la vogliano girare le suddette forze oscure, le istituzioni, i media, gli islamofobi, gli arabofobi, i musulmani esclusivisti che gli danno manforte, quelli modernisti che si trovano interdetti perché ancora legati in modo sacrale (e non storiografico) alla Sunna, e quant'altro.
7. Assalāmu ʿalaykum / Pace e bene.

* https://alessiopinna.altervista.org/libri/manuale.html > paragrafo 5.2

Parte delle mia collezione di traduzioni in italiano.

giovedì 28 settembre 2023

L'antico interesse del Vaticano per il Corano

 Non è particolarmente noto, perché per primi i diretti interessati non fanno niente per pubblicizzare la cosa, che il Vaticano possiede una delle più importanti collezioni al mondo di testi arabo-islamici antichi, fra cui numerosi manoscritti del Corano. Tale collezione si chiama Vaticani Arabi (abbreviata con la sigla Vat. Ar.) e a questo indirizzo 👉 https://digi.vatlib.it/mss/Vat.ar è possibile visionare alcuni dei suoi documenti digitalizzati.

 Non è di facile consultazione, ma solo scorrendo la pagina si può capire la mole di reperti che conserva. Dato che questi sono stati raccolti in svariati secoli, ciò dimostra anche l'interesse che il vertice della Chiesa cattolica ha da tempo per la questione islamica.

 Non ne sono altro che dei timidi palesamenti le affermazioni contenute nella dichiarazione conciliare Nostra Aetate¹ (secondo cui la Chiesa stima, primi fra tutti i fedeli delle religioni non-cristiane, "i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra") o nel recente Documento sulla Fratellanza Umana² (un cui passo parla della "nostra fede comune in Dio").

¹ https://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_decl_19651028_nostra-aetate_it.html

² https://www.vatican.va/content/francesco/it/travels/2019/outside/documents/papa-francesco_20190204_documento-fratellanza-umana.html

 La prima sura e l'inizio della seconda in un manoscritto persiano del Corano, datato al XVI secolo e conservato presso i suddetti archivi del Vaticano.

giovedì 21 settembre 2023

Vademecum per vagliare autonomamente la questione del "miracolo scientifico", ovvero gli OOPArt, del Corano

Premessa: le pragmatiche direttive che seguiranno presuppongono l'assimilazione (o almeno la successiva consultazione) dei concetti riportati nel mio manuale di connessione, e riassunti in particolare nel paragrafo 2.4, dove spiego la differenza fra "miracolosità" e scientificità del Corano. Il suddetto paragrafo è visionabile anche come singolo paper attraverso questo link: Metafisicità e scientificità del Corano.


lunedì 18 settembre 2023

Corano e pluralità dei mondi abitati

 A differenza di altri testi sacri, il Corano non è antropocentrico né strutturalmente geocentrico, perché unicamente e rigorosamente teocentrico. Dell'Uomo dice solo che è stato costituito come reggente sulla Terra, non sull'intero Universo (2:30), il cui sovrano rimane Dio (2:255). Questo dio, principio supremo inarrivabile, inconcepibile, universale, non è tale solo per l'Uomo ma per tutte le creature (13:15). È vero, l'Uomo è messo all'apice della catena alimentare (2:65) ma solo su questo pianeta (7:10). Si specifica poi che è stato fatto primeggiare su altre creature, non su tutte (17:40), il che lascia aperto il confronto con altre creature su altri pianeti.
 Il Corano è ugualmente specifico: si presenta come LA guida per gli uomini (43:44) come anche per i jinn, ex-angeli ormai considerati terrestri, (71:1-2) e quindi come LA guida per la Terra¹. Gli angeli sono sostanzialmente esclusi da questo schema, non essendo considerati terrestri né extraterrestri bensì gli intermediari che hanno reso possibile la costituzione della guida (53:26).
Oltre a questa limitazione spaziale c'è anche quella temporale, per cui la posizione in cui si trova l'Uomo sulla Terra è comunque passibile di cambiamento, a partire dallo stesso ruolo di vicario:

Se volessimo² trarremmo angeli da voi ed essi vi sostituirebbero sulla Terra. (43:60)

 Come per molti altri elementi che si stanno pian piano scoprendo, anche su questo - sostanzialmente la teoria della pluralità dei mondi abitati - il Corano è teoricamente compatibile con la scienza moderna³. 
Tuttavia, la stragrande maggioranza dei musulmani, seguendo pedissequamente vetuste dottrine tradizionali che non si discostano tanto da quelle dei cugini abramitici, tardano a riconoscere e valorizzare questa come altre peculiarità di quello che dovrebbe essere il loro principale testo sacro. Si rifanno ancora ad interpretazioni elaborate in tempi definibili prescientifici, mentre su questo il Corano dà più risposte adesso di allora.
 In definitiva, la lentezza con cui si stanno rivelando le molte eccezionalità del Corano è dovuta in gran parte ad un preciso fenomeno storico: la chiusura, durante il Medioevo europeo ovvero l'Epoca d'oro islamica, della porta dell'interpretazione, per scassinare la quale rimando al mio manuale di connessione 👇

¹ Niente impedisce che il nocciolo dell'impianto del Corano sia lo stesso delle scritture precedenti (a cominciare dalle rivelazioni bibliche pre-manomissioni) come anche quello delle guide per altri pianeti (6:90).
² Probabile plurale maiestatico il cui soggetto è Dio. Non è da escludere il plurale semplice, per cui dovrebbero intendersi come soggetto gli angeli stessi, che in svariati passaggi (36:28-29; 6:6; 7:165; 11:58; etc) ricordano come abbiano già sterminato intere comunità in non meglio precisati tempi passati.
³ Per una spiegazione approfondita di questo fenomeno, che non è affatto il "miracolo" scientifico di cui parlano molti musulmani, rimando ancora al mio manuale 👆

Esemplificazione dell'ormai evidente ridicolaggine concettuale di qualsivoglia dottrina teologicamente antropocentrica e/o geocentrica (comprese le varianti islamiche "auree").

sabato 5 agosto 2023

Echi del mondo arabo-islamico in Sardegna II

 Nel complesso della basilica di S. Maria di Bonarcado, comprendente anche il santuario di N.S. di Bonacatu, è possibile ammirare la compresenza di diversi stili architettonici, quasi a voler raccontare la storia di questi luoghi e della Sardegna stessa. Tra di essi ce n'è uno molto particolare, e che compare qui per la prima volta nell'isola per poi diffondersi in lungo e in largo: lo stile cosiddetto arabeggiante.

 Questo è ben visibile negli archetti sotto gli spioventi e nelle lesene a soffietto. Chi fu ad apportare questi elementi tra il 1242 e il 1268, anni in cui si procedette all'ampliamento degli edifici, non è ancora del tutto chiaro. I molti studi che sono stati fatti* definiscono generalmente come “arabe” o “arabeggianti” le maestranze che lavorarono in quel cantiere e che poi si spostarono nell'isola lasciando i segni delle loro peculiari tecniche in tanti altri edifici: S. Lussorio di Fordongianus, S. Pantaleo di Dolianova, S. Gemiliano di Sestu, la chiesa di Villa S. Pietro, S. Barbara di Li Punti, S. Maria di Betlem di Sassari, S. Stefano di Monteleone e l'elenco potrebbe continuare.

 Molte ipotesi sono state fatte sull'origine di questi artigiani: alcuni studiosi sostengono che potrebbe trattarsi di #moriscos cioè musulmani convertiti provenienti dalla penisola iberica, altri specificano che potrebbero essere stati dei #mudéjares ovvero musulmani rimasti tali anche dopo la riconquista cristiana, altri ancora sono arrivati ad ipotizzare una qualche relazione con i Templari di ritorno dalla Terra Santa. Chi fossero forse non lo sapremo mai, e neanche che fine fecero dopo aver disseminato la Sardegna delle loro opere, ma quel che pare certo è che a Bonarcado fece con successo la sua prima comparsa questo stile poi riprodotto un po' in tutta l'isola.

* Fra i tanti autori che si sono occupati dell'argomento: Raffaello Delogu, Dionigi Scano, Roberto Coroneo, Renata Serra, Fabio Pinna, Gianfranco Pirodda, Massimo Rassu.

Tre dettagli del complesso in stile arabeggiante, fra lesene ed archetti.

sabato 1 luglio 2023

0.0. Errata corrige / Upgrade

La possibilità di compiere errori, e non intendo solo refusi, l'ho messa in conto fin da quando ho scelto di addentrarmi in questo sentiero.
- Manuale di connessione, pag.345.

L'apporto di questi emendamenti porta la versione 10.9 alla 11

Pag.24 - le parole chiave in grassetto “attualizzazione inversa” e “pseudoattualizzazione” sono riferite rispettivamente ai successivi flash 1.1.2 e 1.1.3 dello stesso paragrafo. Ciò era stato voluto per scoraggiare i tentativi precoci di ricerca dei flashforward (cfr. pag.4) ma voglio rivelare questo che è uno dei meccanismi del manuale (cfr. pag.20, nota 7) perché ad una successiva rilettura lo ritengo fin troppo sofisticato per l'inizio del percorso.

Pag.88 - sostituire “retrodatarlo” con “postdatarlo”.

Pag.93 - la traslitterazione del nome arabo di Michele che si trova oggi nel Medina Muṣhaf (come anche nello Shu'bah, nel Dūrī e nel Ṣūsī) è Mīkā'īl, ma sono comuni anche le forme Mīkā'il (come nel Warsh e nel Qalūn) e - come maggiormente in uso presso cristiani ed ebrei arabofoni e come riportato nella versione 10.9 - Mīkhā'īl. Da segnalare che nel versetto 43:77 c'è una scena dove i trapassati implorano un angelo con l'invocazione Yā mālik, e questo viene considerato da molti esegeti tradizionali come un altro nome proprio nonostante abbia il significato di 'padrone' e, fra l'altro, provenga dalla stessa radice di malak (ovvero 'angelo'). Sono nominati come angeli anche Hārūt e Mārūt (riportati a pag.191), ma dal passo sembra di capire che si tratti proprio di angeli caduti, divenuti jinn.

Pag.100 - nella nota 2 il numero di caratteri totali del muṣḥaf Ḥafṣ non è 411'048, come erroneamente riportato, ma 411'084, e i divisori primi sono correttamente riferiti a questo numero. Qualche jinn biricchino deve aver invertito le ultime due cifre!

Pag.106 - nella traduzione con nota 3 sostituire “suo perdono” con “Suo perdono”.

Pag.107 - sostituire l'intera citazione con nota 4 con la seguente e relativo calcolo, corredata di nota: 

Egli è Iddio [1° proposizione con soggetto esplicito], Colui all'infuori del Quale non v'è divinità [1° soggetto sottinteso + 1° proposizione subordinata negativa], il Conoscitore dell'invisibile e del palese [2° s. sottinteso]. Egli è il Misericordioso [2° s. esplicito], il Misericorde [3° s. sottinteso]. Egli è Iddio [3° s. esplicito], Colui all'infuori del Quale non v'è divinità [4° s. sottinteso + 2° prop. subordinata negativa], il Re [5° s. sottinteso], il Santo [6° s. sottinteso], il Pacificatore [7° s. sottinteso], il Fedele [8° s. sottinteso], il Custode [9° s. sottinteso], l'Onnipotente [10° s. sottinteso], l'Inarrestabile [11° s. sottinteso], il Supremo [12° s. sottinteso]. Spetta a Iddio la gloria [1° proposizione con soggetto diverso] sopra tutto ciò che idolatrano [3° prop. subordinata, 2° con soggetto diverso]. Egli è Iddio [4° s. esplicito], il Creatore [13° s. sottinteso], l'Iniziatore [14° s. sottinteso], il Plasmatore [15° s. sottinteso]. A Lui appartengono i nomi più belli [3° prop. con soggetto diverso], a Lui rende gloria ciò [4° prop. con soggetto diverso] che è nei cieli e sulla Terra [4° prop. subordinata, 5° con soggetto diverso] ed Egli è l'Onnipotente [5° s. esplicito], il Sapiente [16° s. sottinteso].

“Quindi, tra le frasi principali ne abbiamo 21 dove il soggetto è Egli ( Hūa), di cui 5 esplicitato e 16 sottinteso, più 3 con soggetto diverso da Dio. Tra le subordinate ne abbiamo 2 negative con lo stesso soggetto relativo, dove attraverso le preposizioni si dice ciò che Egli non è, più 2 con diverso soggetto. La seguente è la formula finale delle affermazioni su ciò che Dio è e non è: 5 + 16 - 2 = 19”.

Nota: “Corano 59:22-24. Le restanti proposizioni sono azioni nei confronti di Dio, con un rapporto di 3 a 1 per quelle corrette (venerarlo) rispetto all'unica errata (venerare altro), e una neutra che riguarda l'esistenza delle sue creature. Messe assieme, risultano 5 proposizioni, come 5 sono quelle con soggetto Hūa esplicito. Sono possibili anche altre rilevazioni, ma qui mi limito a queste”.

Pag.109 - le sette forme che prende la radice mīm-lām-kāf sono solo quelle sostantive. Inoltre la trascrizione della parola per 'angelo' secondo il testo coranico è malak (anche a pag.190), pur essendo molto comune la forma riportata, malāk, che significa anche 'proprietario'.

Pag.109 – la parola Qamar non si ripete 33 volte. Pur nella confusione generatasi in questo punto della raccolta dati, non è finita qui per caso: la relativa informazione omessa, da inserire subito dopo “per esempio”, era questa > “la parola Qamar, 'Luna', occorre 27 volte, e curiosamente il periodo sidereo (rivoluzione "reale" della Luna intorno alla Terra) è di 27 giorni”. Di seguito, riformulare  > “Oppure, si ripetono entrambe 33 volte la parola Shams, 'Sole', e la parola nūr, 'luce', ma solo nella sua forma senza pronomi attaccati. Come detto, ho riscontrato molte segnalazioni di quest'ultimo tipo, che costruiscono relazioni arbitrarie con evidente scopo di fare proselitismo: quel che interessa a chi crea queste rilevazioni posticce è dimostrare la natura divina del Corano, non della matematica cioè della scienza, per cui a volte ha una tale poca cura per la seconda che i conti sono messi assieme a forza. Non penso che ciò dipenda tanto dal fatto che costoro ignorino il metodo scientifico, quanto piuttosto dal fatto che mentono non sapendo di mentire”.

Pag.110 - sostituire “retrodatarlo” con “postdatarlo”. Suonerà giustificatorio, ma è come se stessi pensando "al contrario" rispetto al tempo della Rivelazione.

Pag.111 - nella traduzione riportata nella nota 2 sostituire “Leggi” con “Recita” e “uomo” con “Uomo”.

Pag.145 - nella traduzione con nota 4 sostituire “nostra potenza” con “Nostra potenza”.

Pag.146 - nella traduzione con nota 5 sostituire “nostra promessa” con “Nostra promessa”; nella traduzione con nota sostituire 6 “nostri messaggeri” con “Nostri messaggeri”, “suoi messaggeri” con “Suoi messaggeri” e l'aggettivo “eccelso” con “onnipotente”.

Pag.161 - sostituire anche qua “retrodatare” con “postdatare”.

Pag.184 - nella traduzione con nota 1 sostituire “suoi segni” con “Suoi segni”.

Pag.187 - nella nota 2, seconda frase, sostituire “dovrebbe indicare” con “potrebbe indicare”. N.B. dābbatin è il caso obliquo della parola dābbatun.

Pag.190 - nella traduzione con nota 2 sostituire “l'uomo” con “l'Uomo” e  “fiamma di un fuoco che non produce fumo” con “parte più pura del fuoco” (anche a pagina 193).

Pag.191 - nella traduzione con nota 4 sostituire “insegnavano nessuno” con “istruivano nessuno”.

Pag.192 - nella traduzione con nota 7 sostituire “mi servissero” con “Mi servissero”.

Pag.210 - il versetto citato nella nota 9 è il 42:29 e non il 29:42. Lo stesso versetto è riportato correttamente come 42:29 a pag.187.

Pag.263 - nella traduzione con nota 1 sostituire “mia grazia” con “Mia grazia” e “mi è piaciuto” con “Mi è piaciuto”. E spostare la data astrale al 2025.

Pag.264 - salām deriva dalla I forma e non dalla III.

Pag.275 – riformulare > Tecnicamente la dottrina islamica dice che il corretto dīn si deve a islām, īmān e iḥsān, in cui gli ultimi due significano rispettivamente 'fede' e 'perfezione'.

Pag.283 - non è specificato che la radice semitica k-f-r ha a che fare primariamente col coprire e solo per estensione col negare (ovvero col coprire cioè rifiutare la verità).

Pag.331 - nella traduzione con nota 23 sostituire “per noi” con “per Noi” e “nostri sentieri” con “Nostri sentieri”.

Pag.334 - riformulare > "se non Dio - e gli uomini radicati nella conoscenza - diranno" (aggiungere cioè i trattini, anche nella relativa citazione).

Pag.348 - la nota da riferirsi alla traduzione del versetto sulla Madre del Libro riportato con nota 1 a pag.335 è la 3 e non la 1; la nota da riferirsi alla traduzione del versetto sulla Madre del Libro riportato con nota 2 a pag.337 è la 1 e non la 2; la nota  da riferirsi alla traduzione del versetto sulla Madre del Libro riportato con nota 3 a pag.339 è la 2 e non la 3.

Pag.364 – tawḥīd ancora più letteralmente significa 'rendere uno'.  

Pag.365 - والله أعلم

venerdì 16 giugno 2023

Manuale di connessione in stampa

È ora disponibile la versione cartacea del mio lavoro Corano, tecnologia e vita extraterrestre - Manuale di connessione. Si tratta della 10.9, con la quale considero terminata la fase beta iniziata nel 2001 con la pubblicazione della prima versione eBook, che mi è servita, oltre che per elaborare il prodotto finale, per saggiare le reazioni del pubblico. Ho aspettato di visionare le copie fisiche per dichiarare finiti anche gli ultimi test e iniziata la fase successiva: la distribuzione. Le stampe degli store di seguito sono le prime di cui mi sono assicurato la conformità della copia fisica, che a sua volta consiglio rispetto a quella digitale.

Amazon

IBS/Feltrinelli

P.S. Chi volesse può contattarmi attraverso questi link per avere una copia direttamente da me, e a coloro che hanno acquistato un versione ebook precedente alla 10.9, ovvero una versione beta il cui numero è segnalato nel colophon all'inizio, farò avere gratuitamente l'ultima.

domenica 18 settembre 2022

Echi del mondo arabo-islamico in Sardegna I

Nella cittadina di #Carloforte, nell'isola di San Pietro, un rione è chiamato Cassébba. Il termine, in parlata #tabarchina, deriva dall'arabo qaṣba, indicante una cittadella arroccata. Questa è una delle tante assimilazioni dalla #lingua #araba che derivano da una plurisecolare permanenza di famiglie liguri nella località maghrebina chiamata appunto Tabarka (oggi gemellata con Carloforte). Situata in territorio tunisino al confine con l'Algeria, per lungo tempo questa piccola penisola fu abitata da comunità che poi si spostarono nell'allora disabitata isola di San Pietro (e nella vicina #Calasetta) portando con sé la loro particolare cultura, plasmata dal tempo. Essa conserva, insieme all'impronta ligure, le tracce di questa fase nordafricana, e oggi si sta ibridando anche con elementi sardi. In questo modo si configura come un piccolo gioiello che fonde in sé diverse anime del Mediterraneo.

mercoledì 16 marzo 2022

Il punto sulla situazione siriana nell'11° anniversario dello scoppio della guerra civile

 Il 15 marzo 2011 iniziava la Guerra Civile Siriana. A distanza di 11 anni possiamo provare a fissare dei punti fermi, in particolare in relazione alla spesso fraintesa componente religiosa.

- La formazione salafita chiamata ISIS (in arabo DAESH) è comparsa successivamente allo scoppio delle rivolte, distinguendosi fra i vari gruppi di rivoltosi per poi cercare di prendere il sopravvento anche su questi. Chiunque l'abbia foraggiata, alla fine dei conti si è rivelata più utile allo status quo che non all'insorgenza, progressivamente delegittimata agli occhi dello stesso mondo che fino ad allora la vedeva benevolmente, mentre ha fornito al primo (lealisti più esercito russo e milizie sciite iraniane e libanesi) una forte argomentazione a favore delle proprie operazioni.

- Con ISIS ridotto a sigla virtuale, delle varie formazioni con connotazione marcatamente religiosa ne sono sopravvissute fondamentalmente due: Hayat Tahrir al-Sham (HTS), evoluzione di Al-Nusra e altre sigle, e la coalizione Ahrar al-Sham. La prima ha militanti principalmente sunniti mentre la seconda salafiti. Entrambe le formazioni operano nella zona di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, dove si sono consolidate delle sacche di resistenza con forme statuali. Entrambe affermano ora di combattere al-Qaida e l'estremismo religioso, cosa che è credibile se non altro perché hanno interesse a monopolizzare quella fetta di mercato rivaleggiando anche fra di loro. Vero però è che HTS, al momento la formazione più solida, sta allargando la sua connotazione ideologica da religiosa a civile tanto da avere come sua espressione diretta il Governo di Salvezza della Siria, che amministra parti della zona di Idlib.

- Nel resto del Nord della Siria le entità statuali messe in piedi dagli oppositori sono rette da organizzazioni che, per gli standard del mondo arabo-islamico, potremmo definire laiche. Fra queste la più importante è la Coalizione Nazionale Siriana (SNC), la cui sede operativa è ad Azaz, in Siria, è quella politica con proiezione internazionale a Istanbul, in Turchia. Quest'ultima ne è infatti, insieme al Qatar, il principale sostenitore.

- Nel Nord-Est l'entità statuale - sotto diretto patronato occidentale - prende il nome di Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est, conosciuta più semplicemente come Rojava. Questa ha connotazione ancora meno religiosa mentre compare quella etnica, essendo maggioritari i curdi che infatti la considerano come Kurdistan occidentale.

- A Sud, nella sacca di Al-Tanf, permane un'armata chiamata Maghaweir al-Thowra, ma in questo caso si tratta solo di miliziani ospitati nella locale base USA.

- Il presidente Bashar al-Assad non è un pazzo sanguinario ma neanche il defensor fidei che dipinge qualcuno. Ammesso e non concesso che per governare in una situazione complessa come quella siriana ci voglia il pugno duro, il suo scopo non è certamente fare il protettore delle minoranze religiose in quanto tale. Questa infatti è semplicemente una rappresentazione che fa breccia nel mondo cristiano: in Russia, dove ne aumenta il prestigio, e in Occidente, dove ne scredita gli oppositori. La realtà è che, oltre all'utile propaganda internazionale, la protezione delle minoranze religiose serve a consolidare il suo potere interno essendo egli stesso espressione della minoranza che governa il Paese, quella degli sciiti alauti. La Siria però è un Paese a stragrande maggioranza sunnita, e questo è un elemento che ha a che fare, insieme ad altri, con l'insorgenza.

- Iran ed Hezbollah sono intervenuti in nome della difesa dei fratelli siriani ma anche per ragioni squisitamente tattiche. La Siria costituisce infatti, insieme all'Iraq, il collegamento fra questi due poli dello sciismo (per quanto questo duodecimano).

- Lo scopo primario dell'intervento della Russia, anch'esso spesso ammantato di valenze simboliche, è stato quello di mantenere in Siria lo status quo e con ciò la sua presenza nel Paese cioè nel Mediterraneo, in particolare con la fondamentale base navale di Tartus. Per la stessa ragione, più che per motivazioni umanitarie, i Paesi occidentali vedono di buon occhio un cambio di regime.

mercoledì 2 marzo 2022

Tradizione o travestimento? (Sull'elemento religioso nella Guerra in Ucraina)

 Trovo interessante il fatto che molti tradizionalisti parlino spesso di Grande Parodia della Tradizione (quella con la T maiuscola) ma non la identifichino ma in certa "rinnovata religiosità" del mondo ortodosso ex-sovietico. Il più delle volte cercano questa parodia nel detestato Occidente, che però non si presenta come tradizionale, anzi. Di rappresentazione si potrebbe parlare per chi crea nuovi modelli, ma non propriamente di parodia. Questa sarebbe attribuibile in modo più consono a chi riprende in modo aperto ma posticcio gli elementi della religiosità tradizionale. E dire che gli indizi per identificare la vera natura di certa enfasi religiosa non mancherebbero.

 Nel 1937, con la "messa al bando della stessa idea di Dio" da parte di Stalin, la Chiesa Ortodossa Russa in patria diventa poco più che un'associazione culturale sotto controllo statale. Già Lenin, andato al potere nel 1917, provvide a mettere fuori legge le religioni e nel 1920 Tikhon, l'allora patriarca di Mosca, emise un decreto per invitare i fedeli a cercare protezione e guida altrove. Cosa che infatti avvenne, dalla Serbia al Nord America, con anche scismi interni. Nel 1939, sul territorio dell'Unione Sovietica rimanevano aperte non più di cento chiese parrocchiali e qualcosa come cinquecento sacerdoti. Poco più che un'associazione culturale, come si diceva. E sotto completo controllo statale.

 La situazione si protrae migliorando gradualmente fino al 1988, quando il millesimo anniversario della Conversione della Rus' diventa l'evento che chiude la censura della religione nell'ormai prossima al collasso URSS.

 Ora, la Chiesa Russa è stata ricostruita, scismi sono stati ricomposti, eccetera eccetera eccetera. Ci sta. Ma agli irreprensibili tradizionalisti non dovrebbe risultare indifferente l'anello debole nella "consegna" (questo il significato del verbo "tradere"). Non che si voglia negare la legittimità dell'attuale Chiesa Russa, ma da qua a farne il baluardo della Tradizione (sempre quella perfetta con la T maiuscola) ce ne dovrebbe passare.

 Chissà i "tradizionalisti" su quanti altri elementi di questa rappresentazione sono disposti a soprassedere.

domenica 31 ottobre 2021

L'opposizione ideologica dei cattolici ad Halloween come risultato della subordinazione culturale del cattolicesimo

Le radici pagane di Halloween, celebrazione sviluppatasi negli USA e sempre più diffusa nel mondo, non dovrebbero teoricamente costituire un impedimento per il cattolicesimo, da cui per l'appunto Halloween deriva. Lo sono viceversa per il sola scriptura protestante, e specialmente puritano, da cui ab ovo si produce l'ostilità verso un pratica non biblica e quindi ritenuta non cristiana. Ciò è sintomatico dell'influenza che il cattolicesimo, teoricamente indifferente a tali istanze, subisce di ritorno dagli USA stessi e dalla religione in essi ufficialmente maggioritaria: il protestantesimo, per l'appunto*.

Vediamo perché.

1 - Il termine Halloween deriva dall'antico inglese All Hallows' Eve, cioè la vigilia della festività cattolica di Ognissanti, alla quale segue ovviamente la Commemorazione dei defunti; l'evoluzione in terra americana di specifiche pratiche semiclandestine da parte delle minoranze cattoliche ha portato ad Halloween.

2 - La caratteristica fondamentalmente apotropaica di Halloween è insita nella variegata tradizione cattolica. In Sardegna, solo per fare un esempio, si manifesta in attività non tanto distanti dal travestimento o dal "dolcetto o scherzetto" di Halloween come Is Animeddas, Su Mortu Mortu, Maria Pantaloru, Su Prugadoriu, etc. Pratiche queste connesse in un modo o nell'altro al culto dei defunti cioè al rapporto con l'aldilà. Il che non implica necessariamente la mercificazione che se ne fa né l'interpretazione erronea e sovversiva come di riti fertilistici. Al contrario la rappresentazione della morte cioè del Male all'inizio della cattiva stagione, al fine di codificarlo ed esorcizzarlo preventivamente, è probabilmente antica come l'Uomo, e il cattolicesimo non ha fatto altro che renderla propria eliminando la connessione con divinità non più venerate e associandole il culto dei santi.  

3 - I protestanti americani hanno sempre visto in tali celebrazioni delle reminescenze di culti pagani non biblici. Tale percezione non era erronea, ma ignora il fatto che il cristianesimo non è mai stato incoerente nel cristianizzare elementi pre-cristiani degni di essere conservati. Grazie a questa dinamica sono stati caricati sulla barca di Pietro, e salvati dal zelo della nuova fede, una quantità incommensurabile di elementi "pagani", nei quali però, come ha insegnato San Giustino, c'era già il Logos. Chi nega questa dinamica nega non solo la validità del modus operandi del cattolicesimo ma anche quella di elementi divenuti caratterizzanti il protestantesimo stesso. Basti pensare che in tempi remoti i puritani erano quasi riusciti a soffocare la ricorrenza del Natale, che similmente deve la sua datazione al culto del Sol Invictus ovvero al solstizio d'inverno. Ci si immaginerebbe adesso il cristianesimo, anche solo quello protestante americano, senza il Natale?

* Per la subordinazione a sua volta del protestantesimo al sistema religioso ufficioso, quello del giudeo-cristianesimo, rimando al mio saggio Una benedizione in mezzo alla Terra (2019).

Is animeddas


Dolcetto o scherzetto?

venerdì 12 febbraio 2021

Manuale di connessione 0.9

La versione beta della mia ultima fatica Corano, tecnologia e vita extraterrestre è ora disponibile in formato ebook su tutti i principali store. Si tratta di un'opera a metà strada fra la narrativa e la saggistica, che prende spunto da una questione su cui fantastico da un po' di tempo: più di una quindicina d'anni fa ebbi delle intuizioni abbastanza sorprendenti su una tematica al confine fra angelologia, biologia speculativa e futurologia, ma mi resi conto che prima di formulare in modo appropriato anche solo delle ipotesi avrei dovuto approfondire determinati aspetti della tradizione islamica, di taluni elementi di storiografia, sociologia, scienze applicate, nonché possibili sovrapposizioni date del mio background culturale, e quant'altro. Le misi quindi da parte in attesa di capire meglio altre questioni più urgenti e comunque necessarie per dare corpo a quegli spunti. Fino a quando, circa un anno fa, mi sono deciso a cominciare a mettere tutto per iscritto.

Sono conscio del fatto che alcune delle ipotesi fornite lasceranno esterrefatti i miei lettori, e che potrei creare incomprensioni nei fedeli musulmani che dovessero cogliere una parte dell'esposizione e non l'insieme. Ma cionondimeno mi sento in dovere di cominciare a condividere le prospettive fornite da queste riflessioni. In fondo, la rivisitazione rispettosa ma creativa di elementi dati per assodati dai sistemi religiosi mainstream è la stessa dinamica su cui ho costruito anche le opere precedenti. Eccetto L'alfabeto dell'Islam, l'unica dall'impostazione prettamente didattica, per quanto anche questa non scevra di considerazioni personali.

«Vieni e vedi» (Gv 1:46)

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venerdì 5 febbraio 2021

Giudaismo e questione extraterrestri

Dall'Età dei Lumi in poi c'è da registrare nel mondo ebraico una certa vivacità circa la questione extraterrestri. Nel 1797 il rabbino boemo Isaiah Horowitz pubblicò la sua opera Sefer HaBrit dove si inizia a ipotizzare apertamente l'esistenza di altri mondi abitati. Più recentemente si è espresso in tal senso Menachem M. Schneerson, settimo capo spirituale del giudaismo chassidico, e sono da segnalare le ugualmente favorevoli dissertazioni di rinomati rabbini come Tzvi Freeman e di autori come Ariel Bar Tzadok (cfr. Aliens, Angels, & Demons: Extraterrestrial Life in Judaism/Kabbalah & its Vital Relevance for Modern Times, 2020).

mercoledì 27 gennaio 2021

Giornata della memoria 2

Estratto da "Nazione italiana, Europa e Mediterraneo. Il presente come storia. Coscienza storica, memoria storica, liberazione", di Costanzo Preve, Rivista Indipendenza n° 4 (Nuova Serie), Aprile/Luglio 1998.

A suo tempo Theodor W. Adorno sostenne che ogni cultura è impossibile dopo Auschwitz. Questa frase definitiva e paradossale deve essere presa sul serio. Prenderla sul serio vuol dire interpretarla. E noi la interpretiamo così: dopo Auschwitz la cultura, ed in particolare quella parte della cultura che è la teoria sociale e filosofica, non può più fare come se Auschwitz fosse un doloroso incidente di percorso nel progresso civile dell'umanità, ma deve comprendere bene Auschwitz perché non si possa più ripetere in futuro. I verbi sono dunque due: in positivo comprendere, in negativo ripetere. Se si comprende bene la natura storica profonda di Auschwitz, vi sono buone possibilità che si attivino strategie preventive di tipo culturale, storico, politico e pedagogico per evitarne la ripetizione. Ebbene, è proprio questo che non viene fatto, ed è anzi attivamente impedito, dalla strategia culturale dominante oggi, che tende ad interpretare il nazionalsocialismo tedesco come l'irruzione del demoniaco nella storia, un'eccezione diabolica assolutamente unica ed imparagonabile a nessun'altra nella storia moderna e contemporanea. Questa strategia della eccezionalità criminale è certo animata da buone intenzioni, e considera ogni proposta culturale di 'collocazione' del nazismo dentro la storia tedesca, europea e mondiale del Novecento una colpevole 'banalizzazione' della sua specificità negativa, lo sterminismo razzista che ha trovato nel sistema dei Lager il suo luogo di applicazione. È evidente che bisogna rispettare le buone intenzioni di chi propone questa linea storiografica per interpretare la natura storica del nazionalsocialismo tedesco di Hitler: trasformandolo in un diabolico tabù negativo si pensa di ottenere lo scopo di evitarne in futuro la ripetizione in condizioni analoghe. Ma la via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni. Il nazionalsocialismo tedesco (prescindendo qui dalle questioni del pangermanesimo e della geopolitica europea nel Novecento) ha portato al massimo livello di legittimazione ideologica e di efficienza organizzativa il massacro amministrativo. Il problema storiografico principale è dunque la natura e la dinamica del massacro amministrativo attuato dal nazionalsocialismo in particolare nei confronti degli ebrei, ma non solo (e si pensi alle politiche di tipo eugenetico, di sterilizzazione e di eutanasia dei malriusciti, condivise negli anni Trenta persino dalle insospettabili socialdemocrazie scandinave).

Giornata della memoria


E ancora si noti con quanta disinvoltura innumerevoli intellettuali, tanto di indirizzo teo/neo-conservatore quanto progressista, usino nelle loro analisi una terminologia che equipara l’aggettivazione “giudaicocristiano” a “occidentale”, per esempio riguardo ai valori di riferimento.

Ma perché si arrivasse a tutto questo i sentimenti di empatia e di identificazione non sarebbero forse bastati se non si fossero venuti a creare altri fattori determinanti. Uno come accennato è la comparsa del citato Stato di Israele, che sempre più cristiani vedono come una manifestazione di profezie bibliche (inglobando quindi nella propria dottrina un’esegesi letteralista della Bibbia che è quella propria non del cristianesimo ma del giudaismo post-veterotestamentario), e l’altro è l’evento a esso indissolubilmente collegato, di proporzioni colossali sul piano storico quanto per le implicazioni teologiche: la Shoah.

Senza soffermarci oltremisura su questo pur cruciale elemento, pensiamo al fatto che ci si riferisce a tale avvenimento con la parola Olocausto, che letteralmente indica un sacrificio a scopo devozionale, e che solo per questo tragico evento usiamo la “O” maiuscola, come se indicassimo il sacrificio per eccellenza. Ovviamente nella dottrina cristiana questo è teoricamente quello di Cristo in croce, e in generale lo era per il sentire dei cristiani prima di tale avvenimento. Qua c’è evidentemente un qualcosa che tocca la sfera del Sacro ed è interessante a questo proposito rilevare che l’archetipo del sacrificio di Dio è proprio del cristianesimo e non del giudaismo post-veterotestamentario, a ulteriore riprova del fatto che la dinamica che stiamo esaminando è fondamentalmente un movimento del primo in direzione del secondo. O pensiamo al fatto che in molti Paesi occidentali è reato condurre delle ricerche sulla Shoah che possano arrivare a ridimensionarne in qualche modo la versione storicamente accertata o anche solo discuterne in modo improprio a livello di opinione personale. Anche qua non è necessario approfondire la questione, e meno che mai mettere in dubbio le dinamiche e le cifre ufficiali della Shoah, ma solo rilevare che se una verità è dispensata dall’indagine scientifica e non si può trattare soggettivamente è perché evidentemente gode di uno status paragonabile con le debite contestualizzazioni a quello che fino a prima dell’era moderna era riservato nella Cristianità alle sole verità di fede cristiane. Al contrario nessun legislatore oggi si sognerebbe mai di emanare una legge per condannare chi metta in dubbio, per esempio, la storicità della vita e della morte di Gesù Cristo.

E così via potremmo citare sentenze divenute di senso comune come «Dov’era Dio ad Auschwitz?»[4] o «Dio è morto ad Auschwitz»[5] in cui il campo di concentramento sembra diventare un nuovo e tangibile Calvario e Adolf Hitler con i suoi esecutori i carnefici per eccellenza. E ancora rilevare come nel continuo e doveroso riportare alla memoria quella immane tragedia ci sia una perenne riattualizzazione – proprio come una continua ripetizione è quella del memoriale della morte e della resurrezione di Cristo – cioè una sorta di liturgia laica nella quale le massime autorità sono coloro che l’hanno vissuta in prima persona, o coloro che sono deputati a portarne il ricordo, e alla quale tutti i cittadini sono chiamati a partecipare. Tutti, a prescindere dal credo o dal non-credere, perché ciò che rappresenta è alla base stessa della scala di priorità che si è data la civiltà nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, e per questo non può essere relegata, come ormai avviene nella nostra società per le espressioni religiose tradizionali, alla sfera personale o di comunità specifiche.

[4]cfr. Elie Wiesel, La Notte (Giuntina, 1986).

[5]cfr. Richard L. Rubenstein, After Auschwitz (John Hopkins University Press, 1992).

venerdì 20 dicembre 2019

Il mistero del rosario

Questo era un divertissement, o meglio ancora una sorta di prova di stampa per capire il mondo dell'editoria. Si tratta di un libello dove riporto una piccola indagine che ho intrapreso per capire se è ancora possibile accettare la tradizione che vuole la corona del rosario come un dono fatto dalla Madonna a San Domenico insieme alla sua preghiera. O se è più credibile invece la tesi, sostenuta da alcuni ricercatori, che sia un'acquisizione del mondo cristiano da quello indiano per tramite di quello islamico. La soluzione di questo mistero sta dove si incontrano realtà tradizionale e verità storica.

Ebook: Google Play | Kobo | Kindle

mercoledì 27 novembre 2019

Una benedizione in mezzo alla Terra

Il mio terzo lavoro, Una benedizione in mezzo alla Terra, è da oggi disponibile per la consultazione on line (pdf) e per il download in formato ebook (epub,mobi, etc) attraverso i link forniti in coda a questo post.

Si tratta di uno studio specialistico, ma redatto con stile divulgativo, che partendo dalla ricerca dell'identità profonda di quel che oggi s'intende con il termine "Occidente" definisce alcuni dei nuovi elementi alla base del concetto di Sacro nella nostra società attuale. Ripercorrendo la storia fin dalle radici cristiane e al contempo eredi delle culture precedenti, cioè pagane, l'opera arriva a svelare come e perché nella civiltà cosiddetta occidentale si sia passati da una diffusa giudeofobia alla descrizione sempre più frequente come di una civiltà "giudaico-cristiana". La presa di coscienza di questo processo, dato non scontato e spesso frainteso anche a livello accademico, rivela infatti l'evoluzione, la percezione di sé e le prospettive stesse della suddetta civiltà. Passando quindi per la decodifica delle diverse dinamiche religiose e parareligiose connesse, comprese quelle che lo sono insospettabilmente come il neopaganesimo o il multiforme fenomeno new age, si fanno delle ipotesi sui possibili sviluppi futuri che riguardano non solo quella che fu un tempo la Cristianità ma anche le altre tradizioni che con questa sono in rapporto, a cominciare da quelle ebraica e islamica.

https://www.amazon.it/benedizione-mezzo-alla-Terra-giudaico-cristiana-ebook/dp/B0825H2NC6/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=una%20benedizione%20in%20mezzo%20alla%20terra&qid=1575308342&sr=8-1&fbclid=IwAR1YO63Vy8U-KFkP0-FP8dS-OnpuUa5qDOAJX5b7YOKGDzJyUUMwApd45kQ

https://www.kobo.com/it/it/ebook/una-benedizione-in-mezzo-alla-terra?fbclid=IwAR2JgT10buW2XsrGadcfLtwsjt2Voiyq8JqZsWjpi9DwagPiSKR0ysiHCuA

https://books.apple.com/it/book/una-benedizione-in-mezzo-alla-terra/id1489979605?fbclid=IwAR2wWXQHgeROoHgzCCrk5gFCXNAlwCViVLUFkZd_b69KYfgfhjlqRkqLVEA

https://it.scribd.com/book/437580624/Una-benedizione-in-mezzo-alla-Terra-Dalle-radici-pagano-cristiane-alla-civilta-giudaico-cristiana-e-oltre?fbclid=IwAR07fux_8vf7hJ91Iawny0Fw_FqJeAn7HPzQN_ijqS92-bu_9xFvMPILjIc