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martedì 6 agosto 2024

Tracce di frequentazioni arabo-islamiche nella penisola del Sinis

 Ho prodotto un paper (link di seguito) su due reperti archeologici della penisola del Sinis, in provincia di Oristano, riferibili alla presenza, del tutto temporanea o in parte stanziale, di genti arabe o arabofone: le iscrizioni dell'ipogeo di San Salvatore e l'anello-sigillo rinvenuto nelle acque di Su Pallosu (in foto). Fra le varie cose, propongo una decifratura inedita del calligramma presente nell'anello-sigillo: non al-Mulku li-llāhi Waḥda-hu (الملك لله وحده), ovvero “La sovranità appartiene solo a Dio”, ma al-Makru li-llāhi Waḥda-hu (المكر لله وحده), che si può rendere come “L’astuzia è solo di Dio” e prenderebbe ispirazione direttamente dal Corano.

 In generale si tratta di un'analisi dal taglio accademico, su un argomento che si avvicina più agli studi con cui mi sono cimentato in passato che non alle mie ultime ricerche. Non del tutto però, perché anche qua provo a far luce su dei misteri, sui "secoli bui" della storiografia sarda, e anche qua c'è qualcosa di spirituale che si intravede in lontananza. Buona lettura.

 https://www.academia.edu/122602846/Tracce_di_frequentazioni_arabo_islamiche_nella_penisola_del_Sinis

 N.B. per la consultazione non c'è bisogno di un account, basta scorrere verso il basso fino all'articolo. Qualora alcune lettere delle traslitterazioni apparissero formattate in modo anomalo consiglio l'apertura con un browser diverso.

sabato 5 agosto 2023

Echi del mondo arabo-islamico in Sardegna II

 Nel complesso della basilica di S. Maria di Bonarcado, comprendente anche il santuario di N.S. di Bonacatu, è possibile ammirare la compresenza di diversi stili architettonici, quasi a voler raccontare la storia di questi luoghi e della Sardegna stessa. Tra di essi ce n'è uno molto particolare, e che compare qui per la prima volta nell'isola per poi diffondersi in lungo e in largo: lo stile cosiddetto arabeggiante.

 Questo è ben visibile negli archetti sotto gli spioventi e nelle lesene a soffietto. Chi fu ad apportare questi elementi tra il 1242 e il 1268, anni in cui si procedette all'ampliamento degli edifici, non è ancora del tutto chiaro. I molti studi che sono stati fatti* definiscono generalmente come “arabe” o “arabeggianti” le maestranze che lavorarono in quel cantiere e che poi si spostarono nell'isola lasciando i segni delle loro peculiari tecniche in tanti altri edifici: S. Lussorio di Fordongianus, S. Pantaleo di Dolianova, S. Gemiliano di Sestu, la chiesa di Villa S. Pietro, S. Barbara di Li Punti, S. Maria di Betlem di Sassari, S. Stefano di Monteleone e l'elenco potrebbe continuare.

 Molte ipotesi sono state fatte sull'origine di questi artigiani: alcuni studiosi sostengono che potrebbe trattarsi di #moriscos cioè musulmani convertiti provenienti dalla penisola iberica, altri specificano che potrebbero essere stati dei #mudéjares ovvero musulmani rimasti tali anche dopo la riconquista cristiana, altri ancora sono arrivati ad ipotizzare una qualche relazione con i Templari di ritorno dalla Terra Santa. Chi fossero forse non lo sapremo mai, e neanche che fine fecero dopo aver disseminato la Sardegna delle loro opere, ma quel che pare certo è che a Bonarcado fece con successo la sua prima comparsa questo stile poi riprodotto un po' in tutta l'isola.

* Fra i tanti autori che si sono occupati dell'argomento: Raffaello Delogu, Dionigi Scano, Roberto Coroneo, Renata Serra, Fabio Pinna, Gianfranco Pirodda, Massimo Rassu.

Tre dettagli del complesso in stile arabeggiante, fra lesene ed archetti.

domenica 18 settembre 2022

Echi del mondo arabo-islamico in Sardegna I

Nella cittadina di #Carloforte, nell'isola di San Pietro, un rione è chiamato Cassébba. Il termine, in parlata #tabarchina, deriva dall'arabo qaṣba, indicante una cittadella arroccata. Questa è una delle tante assimilazioni dalla #lingua #araba che derivano da una plurisecolare permanenza di famiglie liguri nella località maghrebina chiamata appunto Tabarka (oggi gemellata con Carloforte). Situata in territorio tunisino al confine con l'Algeria, per lungo tempo questa piccola penisola fu abitata da comunità che poi si spostarono nell'allora disabitata isola di San Pietro (e nella vicina #Calasetta) portando con sé la loro particolare cultura, plasmata dal tempo. Essa conserva, insieme all'impronta ligure, le tracce di questa fase nordafricana, e oggi si sta ibridando anche con elementi sardi. In questo modo si configura come un piccolo gioiello che fonde in sé diverse anime del Mediterraneo.