Quale migliore evenienza della Giornata mondiale del libro per insistere con la mia principale fissazione (che dimostrerò è oggettivamente giustificata) ricordando quello che è il testo più riprodotto, letto e venerato di tutti i tempi: il Corano.
Già, non la Bibbia, come si legge da più parti e il più delle volte senza fonti, a sentimento. Certo, si tratta in ogni caso di una delle narrazioni più riprodotte e importanti di sempre, in astratto forse veramente la più influente, ma nei fatti non esiste una Bibbia quanto tante bibbie, con canoni diversi e in traduzioni di traduzioni da traduzioni, cosa che aumenta la variabilità anche all'interno degli stessi canoni. Si tratta in sostanza di testi diversi e di cui non esiste uno che faccia da riferimento universale. Di contro, del Corano esiste un solo canone in sette cosiddette letture che si riflettono in sette scritture (uguali fra loro al 99%), in forma e lingua originale o in traduzione diretta da essa.
Volendo per forza fare un paragone concedendo ad una versione della Bibbia di entrare in competizione, lo potremmo fare fra questa e una lettura precisa del Corano. Alla prima si dovrebbe ancora concedere una certa variabilità, mentre nel caso della seconda staremmo parlando di un testo univoco, con una variabilità dello 0%. Così facendo risulterebbe che ad affrontarsi sarebbero il campione fra le bibbie, ovvero la protestante King James Version, e la lettura di gran lunga più diffusa del Corano, cioè la Ḥafs. In che proporzione è la più diffusa? Si stima che al muṣḥaf Ḥafs siano riconducibili il 95% delle riproduzioni e delle traduzioni del Corano¹, media che ritengo attendibile perché ne ho trovato sia di leggermente maggiori (fino al 98%) che inferiori (intorno al 90%). Seppure della KJV siano state prodotte nel tempo delle versioni diverse anche nel canone, andiamo a vedere che dati è possibile reperire per fare questa comparazione.
