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sabato 5 agosto 2023

Echi del mondo arabo-islamico in Sardegna II

 Nel complesso della basilica di S. Maria di Bonarcado, comprendente anche il santuario di N.S. di Bonacatu, è possibile ammirare la compresenza di diversi stili architettonici, quasi a voler raccontare la storia di questi luoghi e della Sardegna stessa. Tra di essi ce n'è uno molto particolare, e che compare qui per la prima volta nell'isola per poi diffondersi in lungo e in largo: lo stile cosiddetto arabeggiante.

 Questo è ben visibile negli archetti sotto gli spioventi e nelle lesene a soffietto. Chi fu ad apportare questi elementi tra il 1242 e il 1268, anni in cui si procedette all'ampliamento degli edifici, non è ancora del tutto chiaro. I molti studi che sono stati fatti* definiscono generalmente come “arabe” o “arabeggianti” le maestranze che lavorarono in quel cantiere e che poi si spostarono nell'isola lasciando i segni delle loro peculiari tecniche in tanti altri edifici: S. Lussorio di Fordongianus, S. Pantaleo di Dolianova, S. Gemiliano di Sestu, la chiesa di Villa S. Pietro, S. Barbara di Li Punti, S. Maria di Betlem di Sassari, S. Stefano di Monteleone e l'elenco potrebbe continuare.

 Molte ipotesi sono state fatte sull'origine di questi artigiani: alcuni studiosi sostengono che potrebbe trattarsi di #moriscos cioè musulmani convertiti provenienti dalla penisola iberica, altri specificano che potrebbero essere stati dei #mudéjares ovvero musulmani rimasti tali anche dopo la riconquista cristiana, altri ancora sono arrivati ad ipotizzare una qualche relazione con i Templari di ritorno dalla Terra Santa. Chi fossero forse non lo sapremo mai, e neanche che fine fecero dopo aver disseminato la Sardegna delle loro opere, ma quel che pare certo è che a Bonarcado fece con successo la sua prima comparsa questo stile poi riprodotto un po' in tutta l'isola.

* Fra i tanti autori che si sono occupati dell'argomento: Raffaello Delogu, Dionigi Scano, Roberto Coroneo, Renata Serra, Fabio Pinna, Gianfranco Pirodda, Massimo Rassu.

Tre dettagli del complesso in stile arabeggiante, fra lesene ed archetti.

sabato 1 luglio 2023

0.0. Errata corrige / Upgrade

La possibilità di compiere errori, e non intendo solo refusi, l'ho messa in conto fin da quando ho scelto di addentrarmi in questo sentiero.
- Manuale di connessione, pag.345.

L'apporto di questi emendamenti porta la versione 10.9 alla 11

Pag.24 - le parole chiave in grassetto “attualizzazione inversa” e “pseudoattualizzazione” sono riferite rispettivamente ai successivi flash 1.1.2 e 1.1.3 dello stesso paragrafo. Ciò era stato voluto per scoraggiare i tentativi precoci di ricerca dei flashforward (cfr. pag.4) ma voglio rivelare questo che è uno dei meccanismi del manuale (cfr. pag.20, nota 7) perché ad una successiva rilettura lo ritengo fin troppo sofisticato per l'inizio del percorso.

Pag.88 - sostituire “retrodatarlo” con “postdatarlo”.

Pag.93 - la traslitterazione del nome arabo di Michele che si trova oggi nel Medina Muṣhaf (come anche nello Shu'bah, nel Dūrī e nel Ṣūsī) è Mīkā'īl, ma sono comuni anche le forme Mīkā'il (come nel Warsh e nel Qalūn) e - come maggiormente in uso presso cristiani ed ebrei arabofoni e come riportato nella versione 10.9 - Mīkhā'īl. Da segnalare che nel versetto 43:77 c'è una scena dove i trapassati implorano un angelo con l'invocazione Yā mālik, e questo viene considerato da molti esegeti tradizionali come un altro nome proprio nonostante abbia il significato di 'padrone' e, fra l'altro, provenga dalla stessa radice di malak (ovvero 'angelo'). Sono nominati come angeli anche Hārūt e Mārūt (riportati a pag.191), ma dal passo sembra di capire che si tratti proprio di angeli caduti, divenuti jinn.

Pag.100 - nella nota 2 il numero di caratteri totali del muṣḥaf Ḥafṣ non è 411'048, come erroneamente riportato, ma 411'084, e i divisori primi sono correttamente riferiti a questo numero. Qualche jinn biricchino deve aver invertito le ultime due cifre!

Pag.106 - nella traduzione con nota 3 sostituire “suo perdono” con “Suo perdono”.

Pag.107 - sostituire l'intera citazione con nota 4 con la seguente e relativo calcolo, corredata di nota: 

Egli è Iddio [1° proposizione con soggetto esplicito], Colui all'infuori del Quale non v'è divinità [1° soggetto sottinteso + 1° proposizione subordinata negativa], il Conoscitore dell'invisibile e del palese [2° s. sottinteso]. Egli è il Misericordioso [2° s. esplicito], il Misericorde [3° s. sottinteso]. Egli è Iddio [3° s. esplicito], Colui all'infuori del Quale non v'è divinità [4° s. sottinteso + 2° prop. subordinata negativa], il Re [5° s. sottinteso], il Santo [6° s. sottinteso], il Pacificatore [7° s. sottinteso], il Fedele [8° s. sottinteso], il Custode [9° s. sottinteso], l'Onnipotente [10° s. sottinteso], l'Inarrestabile [11° s. sottinteso], il Supremo [12° s. sottinteso]. Spetta a Iddio la gloria [1° proposizione con soggetto diverso] sopra tutto ciò che idolatrano [3° prop. subordinata, 2° con soggetto diverso]. Egli è Iddio [4° s. esplicito], il Creatore [13° s. sottinteso], l'Iniziatore [14° s. sottinteso], il Plasmatore [15° s. sottinteso]. A Lui appartengono i nomi più belli [3° prop. con soggetto diverso], a Lui rende gloria ciò [4° prop. con soggetto diverso] che è nei cieli e sulla Terra [4° prop. subordinata, 5° con soggetto diverso] ed Egli è l'Onnipotente [5° s. esplicito], il Sapiente [16° s. sottinteso].

“Quindi, tra le frasi principali ne abbiamo 21 dove il soggetto è Egli ( Hūa), di cui 5 esplicitato e 16 sottinteso, più 3 con soggetto diverso da Dio. Tra le subordinate ne abbiamo 2 negative con lo stesso soggetto relativo, dove attraverso le preposizioni si dice ciò che Egli non è, più 2 con diverso soggetto. La seguente è la formula finale delle affermazioni su ciò che Dio è e non è: 5 + 16 - 2 = 19”.

Nota: “Corano 59:22-24. Le restanti proposizioni sono azioni nei confronti di Dio, con un rapporto di 3 a 1 per quelle corrette (venerarlo) rispetto all'unica errata (venerare altro), e una neutra che riguarda l'esistenza delle sue creature. Messe assieme, risultano 5 proposizioni, come 5 sono quelle con soggetto Hūa esplicito. Sono possibili anche altre rilevazioni, ma qui mi limito a queste”.

Pag.109 - le sette forme che prende la radice mīm-lām-kāf sono solo quelle sostantive. Inoltre la trascrizione della parola per 'angelo' secondo il testo coranico è malak (anche a pag.190), pur essendo molto comune la forma riportata, malāk, che significa anche 'proprietario'.

Pag.109 – la parola Qamar non si ripete 33 volte. Pur nella confusione generatasi in questo punto della raccolta dati, non è finita qui per caso: la relativa informazione omessa, da inserire subito dopo “per esempio”, era questa > “la parola Qamar, 'Luna', occorre 27 volte, e curiosamente il periodo sidereo (rivoluzione "reale" della Luna intorno alla Terra) è di 27 giorni”. Di seguito, riformulare  > “Oppure, si ripetono entrambe 33 volte la parola Shams, 'Sole', e la parola nūr, 'luce', ma solo nella sua forma senza pronomi attaccati. Come detto, ho riscontrato molte segnalazioni di quest'ultimo tipo, che costruiscono relazioni arbitrarie con evidente scopo di fare proselitismo: quel che interessa a chi crea queste rilevazioni posticce è dimostrare la natura divina del Corano, non della matematica cioè della scienza, per cui a volte ha una tale poca cura per la seconda che i conti sono messi assieme a forza. Non penso che ciò dipenda tanto dal fatto che costoro ignorino il metodo scientifico, quanto piuttosto dal fatto che mentono non sapendo di mentire”.

Pag.110 - sostituire “retrodatarlo” con “postdatarlo”. Suonerà giustificatorio, ma è come se stessi pensando "al contrario" rispetto al tempo della Rivelazione.

Pag.111 - nella traduzione riportata nella nota 2 sostituire “Leggi” con “Recita” e “uomo” con “Uomo”.

Pag.145 - nella traduzione con nota 4 sostituire “nostra potenza” con “Nostra potenza”.

Pag.146 - nella traduzione con nota 5 sostituire “nostra promessa” con “Nostra promessa”; nella traduzione con nota sostituire 6 “nostri messaggeri” con “Nostri messaggeri”, “suoi messaggeri” con “Suoi messaggeri” e l'aggettivo “eccelso” con “onnipotente”.

Pag.161 - sostituire anche qua “retrodatare” con “postdatare”.

Pag.184 - nella traduzione con nota 1 sostituire “suoi segni” con “Suoi segni”.

Pag.187 - nella nota 2, seconda frase, sostituire “dovrebbe indicare” con “potrebbe indicare”. N.B. dābbatin è il caso obliquo della parola dābbatun.

Pag.190 - nella traduzione con nota 2 sostituire “l'uomo” con “l'Uomo” e  “fiamma di un fuoco che non produce fumo” con “parte più pura del fuoco” (anche a pagina 193).

Pag.191 - nella traduzione con nota 4 sostituire “insegnavano nessuno” con “istruivano nessuno”.

Pag.192 - nella traduzione con nota 7 sostituire “mi servissero” con “Mi servissero”.

Pag.210 - il versetto citato nella nota 9 è il 42:29 e non il 29:42. Lo stesso versetto è riportato correttamente come 42:29 a pag.187.

Pag.263 - nella traduzione con nota 1 sostituire “mia grazia” con “Mia grazia” e “mi è piaciuto” con “Mi è piaciuto”. E spostare la data astrale al 2025.

Pag.264 - salām deriva dalla I forma e non dalla III.

Pag.275 – riformulare > Tecnicamente la dottrina islamica dice che il corretto dīn si deve a islāmīmān iḥsān, in cui gli ultimi due significano rispettivamente 'fede' e 'perfezione'.

Pag.283 - non è specificato che la radice semitica k-f-r ha a che fare primariamente col coprire e solo per estensione col negare (ovvero col coprire cioè rifiutare la verità).

Pag.331 - nella traduzione con nota 23 sostituire “per noi” con “per Noi” e “nostri sentieri” con “Nostri sentieri”.

Pag.334 - riformulare > "se non Dio - e gli uomini radicati nella conoscenza - diranno" (aggiungere cioè i trattini, anche nella relativa citazione).

Pag.348 - la nota da riferirsi alla traduzione del versetto sulla Madre del Libro riportato con nota 1 a pag.335 è la 3 e non la 1; la nota da riferirsi alla traduzione del versetto sulla Madre del Libro riportato con nota 2 a pag.337 è la 1 e non la 2; la nota  da riferirsi alla traduzione del versetto sulla Madre del Libro riportato con nota 3 a pag.339 è la 2 e non la 3.

Pag.364 – tawḥīd ancora più letteralmente significa 'rendere uno'.  

Pag.365 - والله أعلم

venerdì 16 giugno 2023

Manuale di connessione in stampa

È ora disponibile la versione cartacea del mio lavoro Corano, tecnologia e vita extraterrestre - Manuale di connessione. Si tratta della 10.9, con la quale considero terminata la fase beta iniziata nel 2001 con la pubblicazione della prima versione eBook, che mi è servita, oltre che per elaborare il prodotto finale, per saggiare le reazioni del pubblico. Ho aspettato di visionare le copie fisiche per dichiarare finiti anche gli ultimi test e iniziata la fase successiva: la distribuzione. Le stampe degli store di seguito sono le prime di cui mi sono assicurato la conformità della copia fisica, che a sua volta consiglio rispetto a quella digitale.

Amazon

IBS/Feltrinelli

P.S. Chi volesse può contattarmi attraverso questi link per avere una copia direttamente da me, e a coloro che hanno acquistato un versione ebook precedente alla 10.9, ovvero una versione beta il cui numero è segnalato nel colophon all'inizio, farò avere gratuitamente l'ultima.

domenica 18 settembre 2022

Echi del mondo arabo-islamico in Sardegna I

Nella cittadina di #Carloforte, nell'isola di San Pietro, un rione è chiamato Cassébba. Il termine, in parlata #tabarchina, deriva dall'arabo qaṣba, indicante una cittadella arroccata. Questa è una delle tante assimilazioni dalla #lingua #araba che derivano da una plurisecolare permanenza di famiglie liguri nella località maghrebina chiamata appunto Tabarka (oggi gemellata con Carloforte). Situata in territorio tunisino al confine con l'Algeria, per lungo tempo questa piccola penisola fu abitata da comunità che poi si spostarono nell'allora disabitata isola di San Pietro (e nella vicina #Calasetta) portando con sé la loro particolare cultura, plasmata dal tempo. Essa conserva, insieme all'impronta ligure, le tracce di questa fase nordafricana, e oggi si sta ibridando anche con elementi sardi. In questo modo si configura come un piccolo gioiello che fonde in sé diverse anime del Mediterraneo.

mercoledì 16 marzo 2022

Il punto sulla situazione siriana nell'11° anniversario dello scoppio della guerra civile

 Il 15 marzo 2011 iniziava la Guerra Civile Siriana. A distanza di 11 anni possiamo provare a fissare dei punti fermi, in particolare in relazione alla spesso fraintesa componente religiosa.

- La formazione salafita chiamata ISIS (in arabo DAESH) è comparsa successivamente allo scoppio delle rivolte, distinguendosi fra i vari gruppi di rivoltosi per poi cercare di prendere il sopravvento anche su questi. Chiunque l'abbia foraggiata, alla fine dei conti si è rivelata più utile allo status quo che non all'insorgenza, progressivamente delegittimata agli occhi dello stesso mondo che fino ad allora la vedeva benevolmente, mentre ha fornito al primo (lealisti più esercito russo e milizie sciite iraniane e libanesi) una forte argomentazione a favore delle proprie operazioni.

- Con ISIS ridotto a sigla virtuale, delle varie formazioni con connotazione marcatamente religiosa ne sono sopravvissute fondamentalmente due: Hayat Tahrir al-Sham (HTS), evoluzione di Al-Nusra e altre sigle, e la coalizione Ahrar al-Sham. La prima ha militanti principalmente sunniti mentre la seconda salafiti. Entrambe le formazioni operano nella zona di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, dove si sono consolidate delle sacche di resistenza con forme statuali. Entrambe affermano ora di combattere al-Qaida e l'estremismo religioso, cosa che è credibile se non altro perché hanno interesse a monopolizzare quella fetta di mercato rivaleggiando anche fra di loro. Vero però è che HTS, al momento la formazione più solida, sta allargando la sua connotazione ideologica da religiosa a civile tanto da avere come sua espressione diretta il Governo di Salvezza della Siria, che amministra parti della zona di Idlib.

- Nel resto del Nord della Siria le entità statuali messe in piedi dagli oppositori sono rette da organizzazioni che, per gli standard del mondo arabo-islamico, potremmo definire laiche. Fra queste la più importante è la Coalizione Nazionale Siriana (SNC), la cui sede operativa è ad Azaz, in Siria, è quella politica con proiezione internazionale a Istanbul, in Turchia. Quest'ultima ne è infatti, insieme al Qatar, il principale sostenitore.

- Nel Nord-Est l'entità statuale - sotto diretto patronato occidentale - prende il nome di Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est, conosciuta più semplicemente come Rojava. Questa ha connotazione ancora meno religiosa mentre compare quella etnica, essendo maggioritari i curdi che infatti la considerano come Kurdistan occidentale.

- A Sud, nella sacca di Al-Tanf, permane un'armata chiamata Maghaweir al-Thowra, ma in questo caso si tratta solo di miliziani ospitati nella locale base USA.

- Il presidente Bashar al-Assad non è un pazzo sanguinario ma neanche il defensor fidei che dipinge qualcuno. Ammesso e non concesso che per governare in una situazione complessa come quella siriana ci voglia il pugno duro, il suo scopo non è certamente fare il protettore delle minoranze religiose in quanto tale. Questa infatti è semplicemente una rappresentazione che fa breccia nel mondo cristiano: in Russia, dove ne aumenta il prestigio, e in Occidente, dove ne scredita gli oppositori. La realtà è che, oltre all'utile propaganda internazionale, la protezione delle minoranze religiose serve a consolidare il suo potere interno essendo egli stesso espressione della minoranza che governa il Paese, quella degli sciiti alauti. La Siria però è un Paese a stragrande maggioranza sunnita, e questo è un elemento che ha a che fare, insieme ad altri, con l'insorgenza.

- Iran ed Hezbollah sono intervenuti in nome della difesa dei fratelli siriani ma anche per ragioni squisitamente tattiche. La Siria costituisce infatti, insieme all'Iraq, il collegamento fra questi due poli dello sciismo (per quanto questo duodecimano).

- Lo scopo primario dell'intervento della Russia, anch'esso spesso ammantato di valenze simboliche, è stato quello di mantenere in Siria lo status quo e con ciò la sua presenza nel Paese cioè nel Mediterraneo, in particolare con la fondamentale base navale di Tartus. Per la stessa ragione, più che per motivazioni umanitarie, i Paesi occidentali vedono di buon occhio un cambio di regime.

mercoledì 2 marzo 2022

Tradizione o travestimento? (Sull'elemento religioso nella Guerra in Ucraina)

 Trovo interessante il fatto che molti tradizionalisti parlino spesso di Grande Parodia della Tradizione (quella con la T maiuscola) ma non la identifichino ma in certa "rinnovata religiosità" del mondo ortodosso ex-sovietico. Il più delle volte cercano questa parodia nel detestato Occidente, che però non si presenta come tradizionale, anzi. Di rappresentazione si potrebbe parlare per chi crea nuovi modelli, ma non propriamente di parodia. Questa sarebbe attribuibile in modo più consono a chi riprende in modo aperto ma posticcio gli elementi della religiosità tradizionale. E dire che gli indizi per identificare la vera natura di certa enfasi religiosa non mancherebbero.

 Nel 1937, con la "messa al bando della stessa idea di Dio" da parte di Stalin, la Chiesa Ortodossa Russa in patria diventa poco più che un'associazione culturale sotto controllo statale. Già Lenin, andato al potere nel 1917, provvide a mettere fuori legge le religioni e nel 1920 Tikhon, l'allora patriarca di Mosca, emise un decreto per invitare i fedeli a cercare protezione e guida altrove. Cosa che infatti avvenne, dalla Serbia al Nord America, con anche scismi interni. Nel 1939, sul territorio dell'Unione Sovietica rimanevano aperte non più di cento chiese parrocchiali e qualcosa come cinquecento sacerdoti. Poco più che un'associazione culturale, come si diceva. E sotto completo controllo statale.

 La situazione si protrae migliorando gradualmente fino al 1988, quando il millesimo anniversario della Conversione della Rus' diventa l'evento che chiude la censura della religione nell'ormai prossima al collasso URSS.

 Ora, la Chiesa Russa è stata ricostruita, scismi sono stati ricomposti, eccetera eccetera eccetera. Ci sta. Ma agli irreprensibili tradizionalisti non dovrebbe risultare indifferente l'anello debole nella "consegna" (questo il significato del verbo "tradere"). Non che si voglia negare la legittimità dell'attuale Chiesa Russa, ma da qua a farne il baluardo della Tradizione (sempre quella perfetta con la T maiuscola) ce ne dovrebbe passare.

 Chissà i "tradizionalisti" su quanti altri elementi di questa rappresentazione sono disposti a soprassedere.

domenica 31 ottobre 2021

L'opposizione ideologica dei cattolici ad Halloween come risultato della subordinazione culturale del cattolicesimo

Le radici pagane di Halloween, celebrazione sviluppatasi negli USA e sempre più diffusa nel mondo, non dovrebbero teoricamente costituire un impedimento per il cattolicesimo, da cui per l'appunto Halloween deriva. Lo sono viceversa per il sola scriptura protestante, e specialmente puritano, da cui ab ovo si produce l'ostilità verso un pratica non biblica e quindi ritenuta non cristiana. Ciò è sintomatico dell'influenza che il cattolicesimo, teoricamente indifferente a tali istanze, subisce di ritorno dagli USA stessi e dalla religione in essi ufficialmente maggioritaria: il protestantesimo, per l'appunto*.

Vediamo perché.

1 - Il termine Halloween deriva dall'antico inglese All Hallows' Eve, cioè la vigilia della festività cattolica di Ognissanti, alla quale segue ovviamente la Commemorazione dei defunti; l'evoluzione in terra americana di specifiche pratiche semiclandestine da parte delle minoranze cattoliche ha portato ad Halloween.

2 - La caratteristica fondamentalmente apotropaica di Halloween è insita nella variegata tradizione cattolica. In Sardegna, solo per fare un esempio, si manifesta in attività non tanto distanti dal travestimento o dal "dolcetto o scherzetto" di Halloween come Is Animeddas, Su Mortu Mortu, Maria Pantaloru, Su Prugadoriu, etc. Pratiche queste connesse in un modo o nell'altro al culto dei defunti cioè al rapporto con l'aldilà. Il che non implica necessariamente la mercificazione che se ne fa né l'interpretazione erronea e sovversiva come di riti fertilistici. Al contrario la rappresentazione della morte cioè del Male all'inizio della cattiva stagione, al fine di codificarlo ed esorcizzarlo preventivamente, è probabilmente antica come l'Uomo, e il cattolicesimo non ha fatto altro che renderla propria eliminando la connessione con divinità non più venerate e associandole il culto dei santi.  

3 - I protestanti americani hanno sempre visto in tali celebrazioni delle reminescenze di culti pagani non biblici. Tale percezione non era erronea, ma ignora il fatto che il cristianesimo non è mai stato incoerente nel cristianizzare elementi pre-cristiani degni di essere conservati. Grazie a questa dinamica sono stati caricati sulla barca di Pietro, e salvati dal zelo della nuova fede, una quantità incommensurabile di elementi "pagani", nei quali però, come ha insegnato San Giustino, c'era già il Logos. Chi nega questa dinamica nega non solo la validità del modus operandi del cattolicesimo ma anche quella di elementi divenuti caratterizzanti il protestantesimo stesso. Basti pensare che in tempi remoti i puritani erano quasi riusciti a soffocare la ricorrenza del Natale, che similmente deve la sua datazione al culto del Sol Invictus ovvero al solstizio d'inverno. Ci si immaginerebbe adesso il cristianesimo, anche solo quello protestante americano, senza il Natale?

* Per la subordinazione a sua volta del protestantesimo al sistema religioso ufficioso, quello del giudeo-cristianesimo, rimando al mio saggio Una benedizione in mezzo alla Terra (2019).

Is animeddas


Dolcetto o scherzetto?

venerdì 12 febbraio 2021

Manuale di connessione 0.9

La versione beta della mia ultima fatica Corano, tecnologia e vita extraterrestre è ora disponibile in formato ebook su tutti i principali store. Si tratta di un'opera a metà strada fra la narrativa e la saggistica, che prende spunto da una questione su cui fantastico da un po' di tempo: più di una quindicina d'anni fa ebbi delle intuizioni abbastanza sorprendenti su una tematica al confine fra angelologia, biologia speculativa e futurologia, ma mi resi conto che prima di formulare in modo appropriato anche solo delle ipotesi avrei dovuto approfondire determinati aspetti della tradizione islamica, di taluni elementi di storiografia, sociologia, scienze applicate, nonché possibili sovrapposizioni date del mio background culturale, e quant'altro. Le misi quindi da parte in attesa di capire meglio altre questioni più urgenti e comunque necessarie per dare corpo a quegli spunti. Fino a quando, circa un anno fa, mi sono deciso a cominciare a mettere tutto per iscritto.

Sono conscio del fatto che alcune delle ipotesi fornite lasceranno esterrefatti i miei lettori, e che potrei creare incomprensioni nei fedeli musulmani che dovessero cogliere una parte dell'esposizione e non l'insieme. Ma cionondimeno mi sento in dovere di cominciare a condividere le prospettive fornite da queste riflessioni. In fondo, la rivisitazione rispettosa ma creativa di elementi dati per assodati dai sistemi religiosi mainstream è la stessa dinamica su cui ho costruito anche le opere precedenti. Eccetto L'alfabeto dell'Islam, l'unica dall'impostazione prettamente didattica, per quanto anche questa non scevra di considerazioni personali.

«Vieni e vedi» (Gv 1:46)

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venerdì 5 febbraio 2021

Giudaismo e questione extraterrestri

Dall'Età dei Lumi in poi c'è da registrare nel mondo ebraico una certa vivacità circa la questione extraterrestri. Nel 1797 il rabbino boemo Isaiah Horowitz pubblicò la sua opera Sefer HaBrit dove si inizia a ipotizzare apertamente l'esistenza di altri mondi abitati. Più recentemente si è espresso in tal senso Menachem M. Schneerson, settimo capo spirituale del giudaismo chassidico, e sono da segnalare le ugualmente favorevoli dissertazioni di rinomati rabbini come Tzvi Freeman e di autori come Ariel Bar Tzadok (cfr. Aliens, Angels, & Demons: Extraterrestrial Life in Judaism/Kabbalah & its Vital Relevance for Modern Times, 2020).

mercoledì 27 gennaio 2021

Giornata della memoria 2

Estratto da "Nazione italiana, Europa e Mediterraneo. Il presente come storia. Coscienza storica, memoria storica, liberazione", di Costanzo Preve, Rivista Indipendenza n° 4 (Nuova Serie), Aprile/Luglio 1998.

A suo tempo Theodor W. Adorno sostenne che ogni cultura è impossibile dopo Auschwitz. Questa frase definitiva e paradossale deve essere presa sul serio. Prenderla sul serio vuol dire interpretarla. E noi la interpretiamo così: dopo Auschwitz la cultura, ed in particolare quella parte della cultura che è la teoria sociale e filosofica, non può più fare come se Auschwitz fosse un doloroso incidente di percorso nel progresso civile dell'umanità, ma deve comprendere bene Auschwitz perché non si possa più ripetere in futuro. I verbi sono dunque due: in positivo comprendere, in negativo ripetere. Se si comprende bene la natura storica profonda di Auschwitz, vi sono buone possibilità che si attivino strategie preventive di tipo culturale, storico, politico e pedagogico per evitarne la ripetizione. Ebbene, è proprio questo che non viene fatto, ed è anzi attivamente impedito, dalla strategia culturale dominante oggi, che tende ad interpretare il nazionalsocialismo tedesco come l'irruzione del demoniaco nella storia, un'eccezione diabolica assolutamente unica ed imparagonabile a nessun'altra nella storia moderna e contemporanea. Questa strategia della eccezionalità criminale è certo animata da buone intenzioni, e considera ogni proposta culturale di 'collocazione' del nazismo dentro la storia tedesca, europea e mondiale del Novecento una colpevole 'banalizzazione' della sua specificità negativa, lo sterminismo razzista che ha trovato nel sistema dei Lager il suo luogo di applicazione. È evidente che bisogna rispettare le buone intenzioni di chi propone questa linea storiografica per interpretare la natura storica del nazionalsocialismo tedesco di Hitler: trasformandolo in un diabolico tabù negativo si pensa di ottenere lo scopo di evitarne in futuro la ripetizione in condizioni analoghe. Ma la via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni. Il nazionalsocialismo tedesco (prescindendo qui dalle questioni del pangermanesimo e della geopolitica europea nel Novecento) ha portato al massimo livello di legittimazione ideologica e di efficienza organizzativa il massacro amministrativo. Il problema storiografico principale è dunque la natura e la dinamica del massacro amministrativo attuato dal nazionalsocialismo in particolare nei confronti degli ebrei, ma non solo (e si pensi alle politiche di tipo eugenetico, di sterilizzazione e di eutanasia dei malriusciti, condivise negli anni Trenta persino dalle insospettabili socialdemocrazie scandinave).

Giornata della memoria


E ancora si noti con quanta disinvoltura innumerevoli intellettuali, tanto di indirizzo teo/neo-conservatore quanto progressista, usino nelle loro analisi una terminologia che equipara l’aggettivazione “giudaicocristiano” a “occidentale”, per esempio riguardo ai valori di riferimento.

Ma perché si arrivasse a tutto questo i sentimenti di empatia e di identificazione non sarebbero forse bastati se non si fossero venuti a creare altri fattori determinanti. Uno come accennato è la comparsa del citato Stato di Israele, che sempre più cristiani vedono come una manifestazione di profezie bibliche (inglobando quindi nella propria dottrina un’esegesi letteralista della Bibbia che è quella propria non del cristianesimo ma del giudaismo post-veterotestamentario), e l’altro è l’evento a esso indissolubilmente collegato, di proporzioni colossali sul piano storico quanto per le implicazioni teologiche: la Shoah.

Senza soffermarci oltremisura su questo pur cruciale elemento, pensiamo al fatto che ci si riferisce a tale avvenimento con la parola Olocausto, che letteralmente indica un sacrificio a scopo devozionale, e che solo per questo tragico evento usiamo la “O” maiuscola, come se indicassimo il sacrificio per eccellenza. Ovviamente nella dottrina cristiana questo è teoricamente quello di Cristo in croce, e in generale lo era per il sentire dei cristiani prima di tale avvenimento. Qua c’è evidentemente un qualcosa che tocca la sfera del Sacro ed è interessante a questo proposito rilevare che l’archetipo del sacrificio di Dio è proprio del cristianesimo e non del giudaismo post-veterotestamentario, a ulteriore riprova del fatto che la dinamica che stiamo esaminando è fondamentalmente un movimento del primo in direzione del secondo. O pensiamo al fatto che in molti Paesi occidentali è reato condurre delle ricerche sulla Shoah che possano arrivare a ridimensionarne in qualche modo la versione storicamente accertata o anche solo discuterne in modo improprio a livello di opinione personale. Anche qua non è necessario approfondire la questione, e meno che mai mettere in dubbio le dinamiche e le cifre ufficiali della Shoah, ma solo rilevare che se una verità è dispensata dall’indagine scientifica e non si può trattare soggettivamente è perché evidentemente gode di uno status paragonabile con le debite contestualizzazioni a quello che fino a prima dell’era moderna era riservato nella Cristianità alle sole verità di fede cristiane. Al contrario nessun legislatore oggi si sognerebbe mai di emanare una legge per condannare chi metta in dubbio, per esempio, la storicità della vita e della morte di Gesù Cristo.

E così via potremmo citare sentenze divenute di senso comune come «Dov’era Dio ad Auschwitz[4] o «Dio è morto ad Auschwitz»[5] in cui il campo di concentramento sembra diventare un nuovo e tangibile Calvario e Adolf Hitler con i suoi esecutori i carnefici per eccellenza. E ancora rilevare come nel continuo e doveroso riportare alla memoria quella immane tragedia ci sia una perenne riattualizzazione – proprio come una continua ripetizione è quella del memoriale della morte e della resurrezione di Cristo – cioè una sorta di liturgia laica nella quale le massime autorità sono coloro che l’hanno vissuta in prima persona, o coloro che sono deputati a portarne il ricordo, e alla quale tutti i cittadini sono chiamati a partecipare. Tutti, a prescindere dal credo o dal non-credere, perché ciò che rappresenta è alla base stessa della scala di priorità che si è data la civiltà nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, e per questo non può essere relegata, come ormai avviene nella nostra società per le espressioni religiose tradizionali, alla sfera personale o di comunità specifiche.

[4]cfr. Elie Wiesel, La Notte (Giuntina, 1986).

[5]cfr. Richard L. Rubenstein, After Auschwitz (John Hopkins University Press, 1992).

venerdì 20 dicembre 2019

Il mistero del rosario

Questo era un divertissement, o meglio ancora una sorta di prova di stampa per capire il mondo dell'editoria. Si tratta di un libello dove riporto una piccola indagine che ho intrapreso per capire se è ancora possibile accettare la tradizione che vuole la corona del rosario come un dono fatto dalla Madonna a San Domenico insieme alla sua preghiera. O se è più credibile invece la tesi, sostenuta da alcuni ricercatori, che sia un'acquisizione del mondo cristiano da quello indiano per tramite di quello islamico. La soluzione di questo mistero sta dove si incontrano realtà tradizionale e verità storica.

Ebook: Google PlayKoboKindle

mercoledì 27 novembre 2019

Una benedizione in mezzo alla Terra

Il mio terzo lavoro, Una benedizione in mezzo alla Terra, è da oggi disponibile per la consultazione on line (pdf) e per il download in formato ebook (epub,mobi, etc) attraverso i link forniti in coda a questo post.

Si tratta di uno studio specialistico, ma redatto con stile divulgativo, che partendo dalla ricerca dell'identità profonda di quel che oggi s'intende con il termine "Occidente" definisce alcuni dei nuovi elementi alla base del concetto di Sacro nella nostra società attuale. Ripercorrendo la storia fin dalle radici cristiane e al contempo eredi delle culture precedenti, cioè pagane, l'opera arriva a svelare come e perché nella civiltà cosiddetta occidentale si sia passati da una diffusa giudeofobia alla descrizione sempre più frequente come di una civiltà "giudaico-cristiana". La presa di coscienza di questo processo, dato non scontato e spesso frainteso anche a livello accademico, rivela infatti l'evoluzione, la percezione di sé e le prospettive stesse della suddetta civiltà. Passando quindi per la decodifica delle diverse dinamiche religiose e parareligiose connesse, comprese quelle che lo sono insospettabilmente come il neopaganesimo o il multiforme fenomeno new age, si fanno delle ipotesi sui possibili sviluppi futuri che riguardano non solo quella che fu un tempo la Cristianità ma anche le altre tradizioni che con questa sono in rapporto, a cominciare da quelle ebraica e islamica.

https://www.amazon.it/benedizione-mezzo-alla-Terra-giudaico-cristiana-ebook/dp/B0825H2NC6/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=una%20benedizione%20in%20mezzo%20alla%20terra&qid=1575308342&sr=8-1&fbclid=IwAR1YO63Vy8U-KFkP0-FP8dS-OnpuUa5qDOAJX5b7YOKGDzJyUUMwApd45kQ

https://www.kobo.com/it/it/ebook/una-benedizione-in-mezzo-alla-terra?fbclid=IwAR2JgT10buW2XsrGadcfLtwsjt2Voiyq8JqZsWjpi9DwagPiSKR0ysiHCuA

https://books.apple.com/it/book/una-benedizione-in-mezzo-alla-terra/id1489979605?fbclid=IwAR2wWXQHgeROoHgzCCrk5gFCXNAlwCViVLUFkZd_b69KYfgfhjlqRkqLVEA

https://it.scribd.com/book/437580624/Una-benedizione-in-mezzo-alla-Terra-Dalle-radici-pagano-cristiane-alla-civilta-giudaico-cristiana-e-oltre?fbclid=IwAR07fux_8vf7hJ91Iawny0Fw_FqJeAn7HPzQN_ijqS92-bu_9xFvMPILjIc


domenica 3 giugno 2018

Il Laboratorio italiano

La geopolitica è uno dei miei tanti interessi e non di rado capire le sue dinamiche dà delle indicazioni utili per decifrare la direzione della storia. Questa è una mia analisi per la rivista Eurasia sul più importante degli aspettti geopolitici del nuovo governo italiano: una piccola sintesi del "complotto" (il virgolettato è d'obbligo) che abbiamo visto svolgersi questi giorni sotto i nostri occhi tra l'esultanza generale, e senza capire il quale ogni appello alla cambiamento rimarrà un vuoto esercizio di stile quando non la sua stessa nemesi.

https://www.eurasia-rivista.com/il-laboratorio-italiano/

venerdì 9 marzo 2018

L'alfabeto dell'Islam

E' ora disponibile per NovaEuropa Edizioni la mia seconda opera "L'alfabeto dell'Islam".

26 voci come le 26 lettere dell’alfabeto latino moderno. Da “Arabi” a “Zakat” passando per “Corano” e “Orientalistica”, 26 capitoli per tradurre i principi della religione islamica nei termini adatti ai paradigmi della cultura occidentale contemporanea. “L’alfabeto dell’Islam” è un saggio in forma di piccolo prontuario utile a riportare l’eterno confronto tra le due religioni più diffuse al mondo in quella prospettiva fatta insieme di timore e riverenza che in passato ha contribuito a forgiare la nostra civiltà europea. E che ora, in un momento di disorientamento culturale e spirituale come quello che stiamo vivendo in quest’epoca, necessita come forse non mai di essere ricondotta ad un equilibrio dato dal contrasto con le proprie particolarità e dall’ancora più forte consapevolezza dell’universalità condivisa.

Ordine diretto da Novaeuropa Edizioni : http://www.novaeuropa.it/prodotto/lalfabeto-dellislam/

sabato 11 novembre 2017

Schema dei rapporti fra le tre grandi religioni abramitiche

Sebbene io non sia un teologo ma un ricercatore nel campo degli studi sulle religioni, ho potuto constatare personalmente come anche a livello accademico e persino ecclesiastico (sic!) molti non abbiano le idee del tutto chiare o preferiscano sorvolare su un argomento divenuto scomodo, quello che per la prospettiva cristiana tradizionale era e rimane un punto cruciale: il rapporto di discontinuità fra giudaismo veterotestamentario, di cui il cristianesimo si ritiene legittimamente compimento, e quello successivo che per la dottrina cristiana è a tutti gli effetti e necessariamente un'altra religione a partire dai primi resoconti neotestamentari1. Questa posizione, oggi spesso definita come teologia della sostituzione o supersessionismo, non è altro che teologia cristiana classica, in crisi quanto la religione che un tempo esprimeva e che ora è in cerca di nuove vie di autoanalisi ancora prima che di espressione. 
Altrettanto ignorate sono la del tutto speculare – e altrettanto legittima – concezione che del cristianesimo ha il giudaismo post-veterotestamentario2 e la complementare posizione islamica che applicando una simile prospettiva di sostituzione sia al giudaismo che al cristianesimo completa il quadro delle religioni convenzionalmente definite come abramitiche (perlomeno delle tre più diffuse e per questo più rilevanti).
Ho quindi composto questa semplice schematizzazione che può risultare utile per chiarire un punto fondamentale senza il quale, tra l'altro, non può dirsi realmente compresa la prospettiva tradizionale cristiana, né quella giudaica, né quella islamica.
1 Mt 26:1-5, 27-24-25-; Gv 11:45-52; Col 2:16-23; 1Tm 1:3-7; Tt 1:10-15; Eb 8:4-13; etc.
2 Si vedano per esempio il trattato talmudico Abhodah Zarah, le opere di Maiomonide Mishneh Torah e Pirash Hamishnayot o lo Iore Dea compilato da Jacob ben Asher.

Legenda:
  • Ognuna delle religioni abramitiche parte da una base comune che classicamente identifica come propria; questa origine, necessaria, è però ancora insufficiente a caratterizzare definitivamente ogni percorso specifico e per questo è riportata in colore grigio cioè neutro;
  • a partire da questa origine con tratti comuni (cioè partendo dal giudaismo veterotestamentario per il cristianesimo, dalla sua stessa storia per il giudaismo contemporaneo, e da tutti i monoteismi pre-islamici sublimati nella figura di Abramo per l'islam), ogni religione segue il suo percorso evidenziato dal colore diverso, mentre gli altri, segnalati come obliterati e/o in nero, sono ritenuti delle deviazioni più o meno imperfette;
  • viene segnalato il testo sacro che designa specificatamente ognuna di queste prospettive: per il cristianesimo il Nuovo Testamento, il cui canone era stato certamente stabilito nel IV secolo d.C. come rilevabile dai resoconti del Concilio di Cartagine del 397; per il giudaismo post-veterotestamentario rabbinico, ovvero quello oggi del tutto maggioritario a differenza di quello non-talmudico chiamato caraita, il Talmud (in particolare quello babilonese), tradizione orale antica la cui fissazione e raccolta definitiva non è attestabile prima di un arco temporale che va dal V al VI secolo d.C.; per l'islam il Corano, la cui redazione definitiva è avvenuta durante il califfato di 'Uthman ibn 'Affan, terzo successore del profeta Maometto, cioè durante il VII secolo.
  • Gesù è considerato dall'islam come parte della sua tradizione (sebbene con dei caratteri leggermente diversi da quelli dei resoconti evangelici, a partire dal nome al-Masih 'Isa ibn Maryam con cui è frequentemente designato nella Rivelazione coranica) ma non essendo ancora la sua figura determinate quanto la predicazione di Maometto e la raccolta delle rivelazioni da lui ricevute che è il Corano (più le tradizioni che costituiscono la Sunna) è segnalata in colore grigio; nel giudaismo post-veterotestamentario quello che è generalmente conosciuto come Yeshua, Yeshu o Jesu, tradizionalmente ritenuto un falso messia o al limite un rabbino frainteso, risulta in pratica come un incidente di percorso, e per questo è riportato in nero e obliterato come il percorso alternativo che da lui è scaturito;
  • l'islam è ritenuto sia dal giudaismo post-veterotestamentario che dal cristianesimo come una deviazione di entrambi, avendo attinto da entrambi; tuttavia nella prospettiva giudaica classica, per le ragioni che vedremo in seguito, esiste tradizionalmente un certo grado di ammissibilità e per questo è rappresentato in nero ma non obliterato come il cristianesimo;
  • l'islam non è particolarmente interessato a fare distinzione fra giudaismo veterotestamentario e post-veterotestamentario né a stabilire delle preferenze fra questo e il cristianesimo, ritenendo di essere con la successiva e definitiva Rivelazione coranica il compimento di tutte le religioni monoteiste; tradizionalmente contempla a partire dal Corano stesso la coesistenza con queste3, e perciò gli altri percorsi non sono segnalati come obliterati, ma le interpretazioni vanno da quelle di certo sufismo per cui ogni religione è una diversa rifrazione della stessa luce divina a quelle più intransigenti dove si sottintende che esse verranno un giorno riassorbite dall'islam stesso.
3 Corano 2:62; 5:69; 22:17; 3:113-115; 57:27; etc.
N.B. Il riconoscimento delle diverse prospettive non deve in alcun modo implicare l'impossibilità di convergenze su temi comuni. Anzi, è solo partendo da qui che si può comprendere come sono cambiate le posizioni meno concilianti fra quelle tradizionali, e come potrebbero cambiare ancora.