Nella cittadina di #Carloforte, nell'isola di San Pietro, un rione è chiamato Cassébba. Il termine, in parlata #tabarchina, deriva dall'arabo qaṣba, indicante una cittadella arroccata. Questa è una delle tante assimilazioni dalla #lingua #araba che derivano da una plurisecolare permanenza di famiglie liguri nella località maghrebina chiamata appunto Tabarka (oggi gemellata con Carloforte). Situata in territorio tunisino al confine con l'Algeria, per lungo tempo questa piccola penisola fu abitata da comunità che poi si spostarono nell'allora disabitata isola di San Pietro (e nella vicina #Calasetta) portando con sé la loro particolare cultura, plasmata dal tempo. Essa conserva, insieme all'impronta ligure, le tracce di questa fase nordafricana, e oggi si sta ibridando anche con elementi sardi. In questo modo si configura come un piccolo gioiello che fonde in sé diverse anime del Mediterraneo.
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domenica 18 settembre 2022
mercoledì 16 marzo 2022
Il punto sulla situazione siriana nell'11° anniversario dello scoppio della guerra civile
Il 15 marzo 2011 iniziava la Guerra Civile Siriana. A distanza di 11 anni possiamo provare a fissare dei punti fermi, in particolare in relazione alla spesso fraintesa componente religiosa.
- La formazione salafita chiamata ISIS (in arabo DAESH) è comparsa successivamente allo scoppio delle rivolte, distinguendosi fra i vari gruppi di rivoltosi per poi cercare di prendere il sopravvento anche su questi. Chiunque l'abbia foraggiata, alla fine dei conti si è rivelata più utile allo status quo che non all'insorgenza, progressivamente delegittimata agli occhi dello stesso mondo che fino ad allora la vedeva benevolmente, mentre ha fornito al primo (lealisti più esercito russo e milizie sciite iraniane e libanesi) una forte argomentazione a favore delle proprie operazioni.
- Con ISIS ridotto a sigla virtuale, delle varie formazioni con connotazione marcatamente religiosa ne sono sopravvissute fondamentalmente due: Hayat Tahrir al-Sham (HTS), evoluzione di Al-Nusra e altre sigle, e la coalizione Ahrar al-Sham. La prima ha militanti principalmente sunniti mentre la seconda salafiti. Entrambe le formazioni operano nella zona di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, dove si sono consolidate delle sacche di resistenza con forme statuali. Entrambe affermano ora di combattere al-Qaida e l'estremismo religioso, cosa che è credibile se non altro perché hanno interesse a monopolizzare quella fetta di mercato rivaleggiando anche fra di loro. Vero però è che HTS, al momento la formazione più solida, sta allargando la sua connotazione ideologica da religiosa a civile tanto da avere come sua espressione diretta il Governo di Salvezza della Siria, che amministra parti della zona di Idlib.
- Nel resto del Nord della Siria le entità statuali messe in piedi dagli oppositori sono rette da organizzazioni che, per gli standard del mondo arabo-islamico, potremmo definire laiche. Fra queste la più importante è la Coalizione Nazionale Siriana (SNC), la cui sede operativa è ad Azaz, in Siria, è quella politica con proiezione internazionale a Istanbul, in Turchia. Quest'ultima ne è infatti, insieme al Qatar, il principale sostenitore.
- Nel Nord-Est l'entità statuale - sotto diretto patronato occidentale - prende il nome di Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est, conosciuta più semplicemente come Rojava. Questa ha connotazione ancora meno religiosa mentre compare quella etnica, essendo maggioritari i curdi che infatti la considerano come Kurdistan occidentale.
- A Sud, nella sacca di Al-Tanf, permane un'armata chiamata Maghaweir al-Thowra, ma in questo caso si tratta solo di miliziani ospitati nella locale base USA.
- Il presidente Bashar al-Assad non è un pazzo sanguinario ma neanche il defensor fidei che dipinge qualcuno. Ammesso e non concesso che per governare in una situazione complessa come quella siriana ci voglia il pugno duro, il suo scopo non è certamente fare il protettore delle minoranze religiose in quanto tale. Questa infatti è semplicemente una rappresentazione che fa breccia nel mondo cristiano: in Russia, dove ne aumenta il prestigio, e in Occidente, dove ne scredita gli oppositori. La realtà è che, oltre all'utile propaganda internazionale, la protezione delle minoranze religiose serve a consolidare il suo potere interno essendo egli stesso espressione della minoranza che governa il Paese, quella degli sciiti alauti. La Siria però è un Paese a stragrande maggioranza sunnita, e questo è un elemento che ha a che fare, insieme ad altri, con l'insorgenza.
- Iran ed Hezbollah sono intervenuti in nome della difesa dei fratelli siriani ma anche per ragioni squisitamente tattiche. La Siria costituisce infatti, insieme all'Iraq, il collegamento fra questi due poli dello sciismo (per quanto questo duodecimano).
- Lo scopo primario dell'intervento della Russia, anch'esso spesso ammantato di valenze simboliche, è stato quello di mantenere in Siria lo status quo e con ciò la sua presenza nel Paese cioè nel Mediterraneo, in particolare con la fondamentale base navale di Tartus. Per la stessa ragione, più che per motivazioni umanitarie, i Paesi occidentali vedono di buon occhio un cambio di regime.
mercoledì 2 marzo 2022
Tradizione o travestimento? (Sull'elemento religioso nella Guerra in Ucraina)
Trovo interessante il fatto che molti tradizionalisti parlino spesso di Grande Parodia della Tradizione (quella con la T maiuscola) ma non la identifichino ma in certa "rinnovata religiosità" del mondo ortodosso ex-sovietico. Il più delle volte cercano questa parodia nel detestato Occidente, che però non si presenta come tradizionale, anzi. Di rappresentazione si potrebbe parlare per chi crea nuovi modelli, ma non propriamente di parodia. Questa sarebbe attribuibile in modo più consono a chi riprende in modo aperto ma posticcio gli elementi della religiosità tradizionale. E dire che gli indizi per identificare la vera natura di certa enfasi religiosa non mancherebbero.
Nel 1937, con la "messa al bando della stessa idea di Dio" da parte di Stalin, la Chiesa Ortodossa Russa in patria diventa poco più che un'associazione culturale sotto controllo statale. Già Lenin, andato al potere nel 1917, provvide a mettere fuori legge le religioni e nel 1920 Tikhon, l'allora patriarca di Mosca, emise un decreto per invitare i fedeli a cercare protezione e guida altrove. Cosa che infatti avvenne, dalla Serbia al Nord America, con anche scismi interni. Nel 1939, sul territorio dell'Unione Sovietica rimanevano aperte non più di cento chiese parrocchiali e qualcosa come cinquecento sacerdoti. Poco più che un'associazione culturale, come si diceva. E sotto completo controllo statale.
La situazione si protrae migliorando gradualmente fino al 1988, quando il millesimo anniversario della Conversione della Rus' diventa l'evento che chiude la censura della religione nell'ormai prossima al collasso URSS.
Ora, la Chiesa Russa è stata ricostruita, scismi sono stati ricomposti, eccetera eccetera eccetera. Ci sta. Ma agli irreprensibili tradizionalisti non dovrebbe risultare indifferente l'anello debole nella "consegna" (questo il significato del verbo "tradere"). Non che si voglia negare la legittimità dell'attuale Chiesa Russa, ma da qua a farne il baluardo della Tradizione (sempre quella perfetta con la T maiuscola) ce ne dovrebbe passare.
Chissà i "tradizionalisti" su quanti altri elementi di questa rappresentazione sono disposti a soprassedere.
domenica 31 ottobre 2021
L'opposizione ideologica dei cattolici ad Halloween come risultato della subordinazione culturale del cattolicesimo
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| Is animeddas |
| Dolcetto o scherzetto? |
venerdì 12 febbraio 2021
Manuale di connessione 0.9
Sono conscio del fatto che alcune delle ipotesi fornite lasceranno esterrefatti i miei lettori, e che potrei creare incomprensioni nei fedeli musulmani che dovessero cogliere una parte dell'esposizione e non l'insieme. Ma cionondimeno mi sento in dovere di cominciare a condividere le prospettive fornite da queste riflessioni. In fondo, la rivisitazione rispettosa ma creativa di elementi dati per assodati dai sistemi religiosi mainstream è la stessa dinamica su cui ho costruito anche le opere precedenti. Eccetto L'alfabeto dell'Islam, l'unica dall'impostazione prettamente didattica, per quanto anche questa non scevra di considerazioni personali.
«Vieni e vedi» (Gv 1:46)
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venerdì 5 febbraio 2021
Giudaismo e questione extraterrestri
mercoledì 27 gennaio 2021
Giornata della memoria 2
A suo tempo Theodor W. Adorno sostenne che ogni cultura è impossibile dopo Auschwitz. Questa frase definitiva e paradossale deve essere presa sul serio. Prenderla sul serio vuol dire interpretarla. E noi la interpretiamo così: dopo Auschwitz la cultura, ed in particolare quella parte della cultura che è la teoria sociale e filosofica, non può più fare come se Auschwitz fosse un doloroso incidente di percorso nel progresso civile dell'umanità, ma deve comprendere bene Auschwitz perché non si possa più ripetere in futuro. I verbi sono dunque due: in positivo comprendere, in negativo ripetere. Se si comprende bene la natura storica profonda di Auschwitz, vi sono buone possibilità che si attivino strategie preventive di tipo culturale, storico, politico e pedagogico per evitarne la ripetizione. Ebbene, è proprio questo che non viene fatto, ed è anzi attivamente impedito, dalla strategia culturale dominante oggi, che tende ad interpretare il nazionalsocialismo tedesco come l'irruzione del demoniaco nella storia, un'eccezione diabolica assolutamente unica ed imparagonabile a nessun'altra nella storia moderna e contemporanea. Questa strategia della eccezionalità criminale è certo animata da buone intenzioni, e considera ogni proposta culturale di 'collocazione' del nazismo dentro la storia tedesca, europea e mondiale del Novecento una colpevole 'banalizzazione' della sua specificità negativa, lo sterminismo razzista che ha trovato nel sistema dei Lager il suo luogo di applicazione. È evidente che bisogna rispettare le buone intenzioni di chi propone questa linea storiografica per interpretare la natura storica del nazionalsocialismo tedesco di Hitler: trasformandolo in un diabolico tabù negativo si pensa di ottenere lo scopo di evitarne in futuro la ripetizione in condizioni analoghe. Ma la via per l'inferno è lastricata di buone intenzioni. Il nazionalsocialismo tedesco (prescindendo qui dalle questioni del pangermanesimo e della geopolitica europea nel Novecento) ha portato al massimo livello di legittimazione ideologica e di efficienza organizzativa il massacro amministrativo. Il problema storiografico principale è dunque la natura e la dinamica del massacro amministrativo attuato dal nazionalsocialismo in particolare nei confronti degli ebrei, ma non solo (e si pensi alle politiche di tipo eugenetico, di sterilizzazione e di eutanasia dei malriusciti, condivise negli anni Trenta persino dalle insospettabili socialdemocrazie scandinave).
Giornata della memoria
E ancora si noti con quanta disinvoltura innumerevoli intellettuali, tanto di indirizzo teo/neo-conservatore quanto progressista, usino nelle loro analisi una terminologia che equipara l’aggettivazione “giudaicocristiano” a “occidentale”, per esempio riguardo ai valori di riferimento.
Ma perché si arrivasse a tutto questo i sentimenti di empatia e di identificazione non sarebbero forse bastati se non si fossero venuti a creare altri fattori determinanti. Uno come accennato è la comparsa del citato Stato di Israele, che sempre più cristiani vedono come una manifestazione di profezie bibliche (inglobando quindi nella propria dottrina un’esegesi letteralista della Bibbia che è quella propria non del cristianesimo ma del giudaismo post-veterotestamentario), e l’altro è l’evento a esso indissolubilmente collegato, di proporzioni colossali sul piano storico quanto per le implicazioni teologiche: la Shoah.
Senza soffermarci oltremisura su questo pur cruciale elemento, pensiamo al fatto che ci si riferisce a tale avvenimento con la parola Olocausto, che letteralmente indica un sacrificio a scopo devozionale, e che solo per questo tragico evento usiamo la “O” maiuscola, come se indicassimo il sacrificio per eccellenza. Ovviamente nella dottrina cristiana questo è teoricamente quello di Cristo in croce, e in generale lo era per il sentire dei cristiani prima di tale avvenimento. Qua c’è evidentemente un qualcosa che tocca la sfera del Sacro ed è interessante a questo proposito rilevare che l’archetipo del sacrificio di Dio è proprio del cristianesimo e non del giudaismo post-veterotestamentario, a ulteriore riprova del fatto che la dinamica che stiamo esaminando è fondamentalmente un movimento del primo in direzione del secondo. O pensiamo al fatto che in molti Paesi occidentali è reato condurre delle ricerche sulla Shoah che possano arrivare a ridimensionarne in qualche modo la versione storicamente accertata o anche solo discuterne in modo improprio a livello di opinione personale. Anche qua non è necessario approfondire la questione, e meno che mai mettere in dubbio le dinamiche e le cifre ufficiali della Shoah, ma solo rilevare che se una verità è dispensata dall’indagine scientifica e non si può trattare soggettivamente è perché evidentemente gode di uno status paragonabile con le debite contestualizzazioni a quello che fino a prima dell’era moderna era riservato nella Cristianità alle sole verità di fede cristiane. Al contrario nessun legislatore oggi si sognerebbe mai di emanare una legge per condannare chi metta in dubbio, per esempio, la storicità della vita e della morte di Gesù Cristo.
E così via potremmo citare sentenze divenute di senso comune come «Dov’era Dio ad Auschwitz?»[4] o «Dio è morto ad Auschwitz»[5] in cui il campo di concentramento sembra diventare un nuovo e tangibile Calvario e Adolf Hitler con i suoi esecutori i carnefici per eccellenza. E ancora rilevare come nel continuo e doveroso riportare alla memoria quella immane tragedia ci sia una perenne riattualizzazione – proprio come una continua ripetizione è quella del memoriale della morte e della resurrezione di Cristo – cioè una sorta di liturgia laica nella quale le massime autorità sono coloro che l’hanno vissuta in prima persona, o coloro che sono deputati a portarne il ricordo, e alla quale tutti i cittadini sono chiamati a partecipare. Tutti, a prescindere dal credo o dal non-credere, perché ciò che rappresenta è alla base stessa della scala di priorità che si è data la civiltà nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale, e per questo non può essere relegata, come ormai avviene nella nostra società per le espressioni religiose tradizionali, alla sfera personale o di comunità specifiche.
[4]cfr. Elie Wiesel, La Notte (Giuntina, 1986).
[5]cfr. Richard L. Rubenstein, After Auschwitz (John Hopkins University Press, 1992).
venerdì 20 dicembre 2019
Il mistero del rosario
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mercoledì 27 novembre 2019
Una benedizione in mezzo alla Terra
Si tratta di uno studio specialistico, ma redatto con stile divulgativo, che partendo dalla ricerca dell'identità profonda di quel che oggi s'intende con il termine "Occidente" definisce alcuni dei nuovi elementi alla base del concetto di Sacro nella nostra società attuale. Ripercorrendo la storia fin dalle radici cristiane e al contempo eredi delle culture precedenti, cioè pagane, l'opera arriva a svelare come e perché nella civiltà cosiddetta occidentale si sia passati da una diffusa giudeofobia alla descrizione sempre più frequente come di una civiltà "giudaico-cristiana". La presa di coscienza di questo processo, dato non scontato e spesso frainteso anche a livello accademico, rivela infatti l'evoluzione, la percezione di sé e le prospettive stesse della suddetta civiltà. Passando quindi per la decodifica delle diverse dinamiche religiose e parareligiose connesse, comprese quelle che lo sono insospettabilmente come il neopaganesimo o il multiforme fenomeno new age, si fanno delle ipotesi sui possibili sviluppi futuri che riguardano non solo quella che fu un tempo la Cristianità ma anche le altre tradizioni che con questa sono in rapporto, a cominciare da quelle ebraica e islamica.
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domenica 3 giugno 2018
Il Laboratorio italiano
https://www.eurasia-rivista.com/il-laboratorio-italiano/
venerdì 9 marzo 2018
L'alfabeto dell'Islam
26 voci come le 26 lettere dell’alfabeto latino moderno. Da “Arabi” a “Zakat” passando per “Corano” e “Orientalistica”, 26 capitoli per tradurre i principi della religione islamica nei termini adatti ai paradigmi della cultura occidentale contemporanea. “L’alfabeto dell’Islam” è un saggio in forma di piccolo prontuario utile a riportare l’eterno confronto tra le due religioni più diffuse al mondo in quella prospettiva fatta insieme di timore e riverenza che in passato ha contribuito a forgiare la nostra civiltà europea. E che ora, in un momento di disorientamento culturale e spirituale come quello che stiamo vivendo in quest’epoca, necessita come forse non mai di essere ricondotta ad un equilibrio dato dal contrasto con le proprie particolarità e dall’ancora più forte consapevolezza dell’universalità condivisa.
Ordine diretto da Novaeuropa Edizioni : http://www.novaeuropa.it/prodotto/lalfabeto-dellislam/
sabato 11 novembre 2017
Schema dei rapporti fra le tre grandi religioni abramitiche
Altrettanto ignorate sono la del tutto speculare – e altrettanto legittima – concezione che del cristianesimo ha il giudaismo post-veterotestamentario2 e la complementare posizione islamica che applicando una simile prospettiva di sostituzione sia al giudaismo che al cristianesimo completa il quadro delle religioni convenzionalmente definite come abramitiche (perlomeno delle tre più diffuse e per questo più rilevanti).
Ho quindi composto questa semplice schematizzazione che può risultare utile per chiarire un punto fondamentale senza il quale, tra l'altro, non può dirsi realmente compresa la prospettiva tradizionale cristiana, né quella giudaica, né quella islamica.
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Legenda:
3 Corano
2:62; 5:69; 22:17; 3:113-115; 57:27; etc.
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